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    <title>Le notizie di Survival International</title>
    <description>Notizie sui popoli tribali di ogni parte del mondo</description>
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      <title>Appello dei popoli indigeni a James Cameron</title>
      <description>&lt;table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="250" style="float: right; margin-left: 1.5em; margin-bottom: 0.3em"&gt;  &lt;tbody&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="padding: 0;"&gt;&lt;a href="http://assets.survivalinternational.org/pictures/539/avatar_ad_text_only.qxd_Layout_1_screen.jpg" class="image_zoom" title="L'annuncio a James Cameron pubblicato oggi 8 febbraio sulla rivista cinematografica Variety. &amp;nbsp; &amp;amp;copy; Survival"&gt;&lt;img style="border: 1px solid #3d3d3d" src="http://assets.survivalinternational.org/pictures/539/avatar_ad_text_only.qxd_Layout_1_news_medium.jpg" width="249" height="166" alt="L'annuncio a James Cameron pubblicato oggi 8 febbraio sulla rivista cinematografica Variety." /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="font-size: 0.85em; margin-top: 0px; padding-top: 0; color: #3d3d3d;"&gt;L'annuncio a James Cameron pubblicato oggi 8 febbraio sulla rivista cinematografica Variety.&lt;br /&gt;&lt;small style="font-size: 0.75em; color: #999999;"&gt;&amp;copy; Survival&lt;/small&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;p&gt;Survival International, l’organizzazione che difende i diritti dei popoli indigeni, ha rivolto un appello al regista del film Avatar, James Cameron, a nome della tribù dei &lt;a href="/popoli/dongria"&gt;Dongria Kondh&lt;/a&gt; dell’India. Lo ha fatto con un annuncio pubblicato oggi, 8 febbraio, su Variety, la rivista dell’industria cinematografica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nell’appello, Survival chiede a Cameron di aiutare la tribù dei Dongria Kondh dello stato di Orissa (India), la cui &lt;a href="http://www.survival.it/notizie/5477"&gt;storia è incredibilmente simile a quella dei Na’vi di Avatar&lt;/a&gt;. Ecco il testo dell’annuncio:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Appello a James Cameron&lt;br /&gt;
Avatar non è solo fantasia… è anche realtà.&lt;br /&gt;
La tribù dei Dongria Kondh, in India, sta combattendo per difendere la sua terra da una compagnia mineraria determinata a distruggere la sua montagna sacra.&lt;br /&gt;
La prego, aiuti i Dongria.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Noi abbiamo visto il suo film – ora lei guardi il nostro:&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.survival.it/film/mine"&gt;http://www.survival.it/film/mine&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il filmato di Survival dura 10 minuti e si intitola “Mine: storia di una montagna sacra”. La voce narrante dell’edizione italiana è quella di &lt;strong&gt;Claudio Santamaria&lt;/strong&gt;, testimonial dell’associazione, e illustra la difficile situazione dei Dongria.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I Dongria vivono sulle colline di Niyamgiri nello stato di Orissa, in India. La compagnia Vedanta Resources, una delle 100 società più capitalizzate quotate al London Stock Exchange (&lt;span class="caps"&gt;FTSE&lt;/span&gt;-100), è determinata a estrarre bauxite (alluminio grezzo) dal ricco giacimento che si trova nella loro montagna sacra. Il proprietario di maggioranza della Vedanta è il miliardario indiano Anil Agarwal.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I Dongria e altri gruppi Kondh che abitano nella zona si stanno opponendo alla Vedanta e sono determinati a impedire che Niyamgiri sia trasformata in una desolata zona industriale. Altri gruppi Kondh stanno già soffrendo a causa di una raffineria di bauxite costruita e gestita dalla Vedanta alle pendici delle colline.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Esattamente come i Na’vi descrivono la foresta di Pandora come il ‘loro tutto’ ha commentato oggi Stephen Corry, Direttore Generale di Survival International, “allo stesso modo, per i Dongria la vita e la terra sono sempre state profondamente interconnesse. Al di là dei lemuri multicolori, dei cavalli dalle lunghe proboscidi e degli androidi, la storia di Avatar si sta svolgendo proprio oggi nelle colline di Niyamgiri.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Come quella dei Na’vi, anche la vita dei Dongria Kondh è in pericolo perché le loro terre sono pronte ad essere trasformate in un sito minerario dalla Vedanta Resources che non si fermerà davanti a nulla pur di raggiungere i suoi obiettivi. La miniera distruggerà le foreste da cui i Dongria Kond dipendono e farà a pezzi le vite di migliaia di altri Kondh che risiedono nell’area.”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Spero veramente che James Cameron voglia unirsi alla lotta dei Dongria, per salvare la loro montagna sacra e garantire il loro futuro.”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel frattempo, &lt;a href="http://www.survival.it/notizie/5531"&gt;venerdì scorso la Chiesa Anglicana ha annunciato la straordinaria decisione di disinvestire dalla Vedanta Resources sulla base di valutazioni etiche&lt;/a&gt;. “La Vedanta non ha mostrato il livello di rispetto per i diritti umani e le comunità locali che ci saremmo aspettati” ha commentato la Chiesa, “e temiamo non lo farà nemmeno in futuro.” […] Mantenere investimenti nella Vedanta sarebbe incoerente con la politica degli investimenti etici della Chiesa.” Survival stava sollecitando la Chiesa in tal senso da oltre un anno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per l’immagine e la credibilità del gigante minerario si tratta di un altro colpo devastante.&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SurvivalItaliano/~4/AWBDMr8Ttbs" height="1" width="1"/&gt;</description>
      <pubDate>Mon, 08 Feb 2010 13:35:00 +0000</pubDate>
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    <item>
      <title>Decisione senza precedenti. La Chiesa Anglicana vende le azioni della Vedanta Resources</title>
      <description>&lt;table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="250" style="float: right; margin-left: 1.5em; margin-bottom: 0.3em"&gt;  &lt;tbody&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="padding: 0;"&gt;&lt;a href="http://assets.survivalinternational.org/pictures/346/UK-DON-AGM-56_screen.jpg" class="image_zoom" title="I progetti minerari della Vedanta sono diventati oggetto di vaste proteste. &amp;nbsp; &amp;amp;copy; Survival"&gt;&lt;img style="border: 1px solid #3d3d3d" src="http://assets.survivalinternational.org/pictures/346/UK-DON-AGM-56_news_medium.jpg" width="249" height="166" alt="I progetti minerari della Vedanta sono diventati oggetto di vaste proteste." /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="font-size: 0.85em; margin-top: 0px; padding-top: 0; color: #3d3d3d;"&gt;I progetti minerari della Vedanta sono diventati oggetto di vaste proteste.&lt;br /&gt;&lt;small style="font-size: 0.75em; color: #999999;"&gt;&amp;copy; Survival&lt;/small&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;p&gt;Decisione senza precedenti oggi per la Chiesa d’Inghilterra che, sulla base di valutazioni etiche, ha deciso di disinvestire dalla controversa compagnia Vedanta Resources. La credibilità del gigante minerario britannico subisce un colpo devastante.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“La Vedanta non ha mostrato il livello di rispetto per i diritti umani e le comunità locali che ci saremmo aspettati” ha commentato la Chiesa, “e temiamo non lo farà nemmeno in futuro.” […] Mantenere investimenti nella Vedanta sarebbe incoerente con la politica degli investimenti etici della Chiesa.” La decisione presa dalla Chiesa è estremamente insolita. Di solito, infatti, l’ente preferisce perseguire politiche di “impegno costruttivo” piuttosto che disinvestire.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Survival stava chiedendo alla Chiesa di vendere il suo pacchetto azionario da oltre un anno. Finalmente, lo scorso mese di novembre, la Chiesa ha inviato un suo rappresentante nella regione dell’india dove la Vedanta ha già costruito una raffineria di alluminio e dove progetta di cominciare i lavori della miniera. Durante la visita ha incontrato persone che hanno perso quasi tutto a causa della raffineria e ha potuto farsi un’idea di quanto rischiano di perdere i &lt;a href="/popoli/dongria"&gt;Dongria Kondh&lt;/a&gt; minacciati dai nuovi programmi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per la Vedanta, si tratta solo dell’ultimo, gravissimo danno di immagine. Lo scorso anno, infatti, anche &lt;a href="http://www.survival.it/notizie/5144"&gt;il governo britannico aveva pubblicamente biasimato la compagnia&lt;/a&gt; per il mancato rispetto dei diritti umani della tribù indiana dei Dongria Kondh. Allora, il governo aveva detto giudicato “essenziale” “un cambiamento d’atteggiamento” da parte della società.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Questa decisione senza precedenti” ha commentato Stephen Corry, direttore generale di Survival, “è molto apprezzata e manda un segnale forte a tutte le compagnie che calpestano i diritti dei popoli tribali: ‘noi non finanzieremo i vostri abusi!’. Chiunque possegga azioni Vedanta, se ha a cuore i diritti umani, dovrebbe liberarsene oggi stesso.”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Chiesa non è il solo ente che abbia deciso di disinvestire dalla Vedanta per motivi etici. Nel 2007, il governo norvegese aveva venduto il suo un pacchetto azionario di 13 milioni di dollari commentando “non ci sono molte ragioni per pensare che l’inaccettabile atteggiamento della compagnia verso i diritti umani possa cambiare in futuro”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Anche il gruppo scozzese d’investimenti Martin Currie ha venduto il suo pacchetto l’anno scorso (pari a 2,3 milioni di sterline) e il BP Pension Fund ha dirotto i suoi investimenti a causa “della preoccupazione per il modo in cui la compagnia opera”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A dicembre, Survival Italia ha diffuso un filmato straordinario sulla resistenza dei Dongria. Si intitola “Mine. Storia di una montagna sacra” ed è narrato dall’attore Claudio Santamaria, testimonial dell’associazione. La versione più breve, di 9 minuti, è disponibile online all&amp;#8217;indirizzo &lt;a href="http://www.survival.it/film/mine"&gt;http://www.survival.it/film/mine&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SurvivalItaliano/~4/3Yy2LubGwkM" height="1" width="1"/&gt;</description>
      <pubDate>Fri, 05 Feb 2010 12:46:00 +0000</pubDate>
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    <item>
      <title>Le terre degli Indiani incontattati: le più "ricche in biodiversità" dell'America del Sud e le più minacciate dal petrolio. </title>
      <description>&lt;table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="250" style="float: right; margin-left: 1.5em; margin-bottom: 0.3em"&gt;  &lt;tbody&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="padding: 0;"&gt;&lt;a href="http://assets.survivalinternational.org/pictures/272/PER-UNC-MW_screen.jpg" class="image_zoom" title="Frecce disposte a croce dagli Indiani isolati nella zona di sfruttamento della Perenco e della Repsol YPF. &amp;nbsp; &amp;amp;copy; Survival"&gt;&lt;img style="border: 1px solid #3d3d3d" src="http://assets.survivalinternational.org/pictures/272/PER-UNC-MW_news_medium.jpg" width="249" height="166" alt="Frecce disposte a croce dagli Indiani isolati nella zona di sfruttamento della Perenco e della Repsol YPF." /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="font-size: 0.85em; margin-top: 0px; padding-top: 0; color: #3d3d3d;"&gt;Frecce disposte a croce dagli Indiani isolati nella zona di sfruttamento della Perenco e della Repsol YPF.&lt;br /&gt;&lt;small style="font-size: 0.75em; color: #999999;"&gt;&amp;copy; Survival&lt;/small&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;p&gt;Nuove ricerche scientifiche asseriscono che la zona più ricca in biodiversità di tutta l&amp;#8217;America del Sud è una vasta area dell&amp;#8217;Amazzonia ecuadoregna e peruviana.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ciò nonostante, questa regione, in cui abitano alcuni degli ultimi &lt;a href="/popoli/indianiincontattati"&gt;popoli isolati&lt;/a&gt; rimasti al mondo, è gravemente minacciata dallo sfruttamento minerario e petrolifero.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lo studio, &lt;a href="http://www.plosone.org/article/info:doi/10.1371/journal.pone.0008767"&gt;pubblicato in PLoS &lt;span class="caps"&gt;ONE&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, stabilisce che numerose regioni situate nell’Ecuador orientale e nel Perù settentrionale sono eccezionalmente ricche di anfibi, di uccelli, di mammiferi e piante. Gli autori deplorano anche il fatto che le compagnie petrolifere operino o stiano per operare nel 79% di questa zona.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;#8220;Sfortunatamente, nella regione la più ricca in biodiversità dell&amp;#8217;America del Sud sono compresi i Lotti petroliferi 39, 67, 121, 123 e 129&amp;#8221; ha dichiarato Matt Finer dell&amp;#8217;organizzazione &lt;a href="http://www.saveamericasforests.org/"&gt;Save America’s Forests&lt;/a&gt;, uno degli autori del rapporto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Repsol -&lt;span class="caps"&gt;YPF&lt;/span&gt; opera nel Lotto 39 mentre la Perenco nei Lotti 67 e 121. La Perenco ha già scoperto vasti giacimenti di petrolio mentre Repsol è ancora in fase esplorativa,&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;#8220;Queste nuove ricerche forniscono le basi scientifiche per l’implementazione di raccomandazioni e policy tra cui il blocco di nuove attività petrolifere e il veto di costruire strade a Yasuni (in Ecuador), oppure promuovere la creazione di aree in cui siano proibiti progetti di sviluppo su larga scala nella vicina regione vicina nel nord del Perù” si legge nel dossier.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;#8217;organizzazione nazionale degli Indiani dell&amp;#8217;Amazzonia peruviana, &lt;br /&gt;
 &lt;a href="http://www.aidesep.org.pe/"&gt;&lt;span class="caps"&gt;AIDESEP&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, ha fatto appello ai tribunali peruviani per far cessare le attività estrattive nella regione. L&amp;#8217;organizzazione ha anche presentato una protesta al massimo organismo in materia di diritti umani dell&amp;#8217;America Latina, la Commissione Inter-Americana per i Diritti Umani.&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SurvivalItaliano/~4/r0K6gyzwQBg" height="1" width="1"/&gt;</description>
      <pubDate>Thu, 04 Feb 2010 20:56:00 +0000</pubDate>
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    <item>
      <title>Estinta: muore l’ultima sopravvissuta della tribù dei Bo delle Isole Andamane</title>
      <description>&lt;table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="250" style="float: right; margin-left: 1.5em; margin-bottom: 0.3em"&gt;  &lt;tbody&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="padding: 0;"&gt;&lt;a href="http://assets.survivalinternational.org/pictures/531/Boa_Sr_chachi_2005_screen.jpg" class="image_zoom" title="Boa Sr era l’ultima sopravvissuta della tribù dei Bo. &amp;nbsp; &amp;amp;copy; Survival"&gt;&lt;img style="border: 1px solid #3d3d3d" src="http://assets.survivalinternational.org/pictures/531/Boa_Sr_chachi_2005_news_medium.jpg" width="249" height="166" alt="Boa Sr era l’ultima sopravvissuta della tribù dei Bo." /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="font-size: 0.85em; margin-top: 0px; padding-top: 0; color: #3d3d3d;"&gt;Boa Sr era l’ultima sopravvissuta della tribù dei Bo.&lt;br /&gt;&lt;small style="font-size: 0.75em; color: #999999;"&gt;&amp;copy; Survival&lt;/small&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;p&gt;Boa Sr aveva circa 85 anni ed è morta la scorsa settimana. Era l’unica a parlare il “bo”, una delle 10 lingue dei &lt;a href="http://www.survival.it/popoli/jarawa/greatandamanese#main"&gt;Grandi Andamanesi&lt;/a&gt;. Boa era la discendente di una delle più antiche culture della Terra; si stima infatti che il suo popolo abbia vissuto nelle Isole Andamane per almeno 65.000 anni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quella dei Bo era una delle 10 tribù di cui si componeva il popolo dei Grandi Andamanesi. Quando i Britannici colonizzarono le Isole, nel 1858, i Grandi Andamanesi contavano almeno 5.000 persone. Ora ne sopravvivono solo 52. La maggior parte fu uccisa dai colonizzatori o dalle malattie da essi importante.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non riuscendo a “pacificare” le tribù con la violenza, i Britannici cercarono di “civilizzarli” catturandoli e tenendoli rinchiusi nella famigerata “Casa degli Andamani”. Dei 150 bambini nati nella Casa, nessuno ha superato l’età di due anni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oggi, i Grandi Andamanesi sopravvissuti dipendono largamente dal governo indiano per il cibo e le case, e fra di loro è molto diffuso l’abuso di alcool.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Boa Sr è sopravvissuta allo tsunami del 2004 e ha raccontato ai linguisti: “Eravamo tutti là quando è arrivata la scossa. Il più anziano ci ha detto: ‘La Terra potrebbe aprirsi, non scappate via e non muovetevi.’ Ecco quello che ci hanno detto gli anziani”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Da quando era rimasta la sola a parlare [il bo]” ha raccontato il &lt;a href="http://www.andamanese.net/"&gt;linguista Anvita Abbi&lt;/a&gt; che la conosceva da molti anni, “Boa Sr si sentiva molto sola perchè non aveva nessuno con cui conversare… Boa Sr aveva un grande senso dell’umorismo; il suo sorriso e la sua risata fragorosa erano contagiosi.”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Non potete immaginare il dolore e l’angoscia che provo ogni giorno nell’essere muto testimone della perdita di una cultura straordinaria e di una lingua unica.”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Boa Sr aveva detto al professor Abbi di considerare la &lt;a href="http://www.survival.it/popoli/jarawa#main"&gt;tribù confinante dei Jarawa&lt;/a&gt;, che non erano stati decimati, molto fortunata per il fatto di poter continuare a vivere nella sua foresta, lontano dai coloni che attualmente occupano gran parte delle Isole.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“I Grandi Andamanesi sono stati prima massacrati, e poi quasi tutti spazzati via da politiche paternalistiche che li hanno condannati a malattie epidemiche e li hanno derubati della loro terra e della loro indipendenza” ha commentato Stephen Corry, Direttore Generale di Survival International.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Con la morte di Boa Sr e l’estinzione della lingua bo, di una delle culture più antiche della Terra oggi ci è rimasto solo il ricordo. La perdita di Boa è un tetro monito: non dobbiamo permettere che questo accada ad altre tribù delle Isole Andamane.”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ascolta Boa Sr cantare in bo:&lt;/p&gt;
&lt;div class="hidden-non-flash-content" id="cinema-display-1" style="width: 480px; height: 270px;"&gt;&lt;object classid='clsid:02BF25D5-8C17-4B23-BC80-D3488ABDDC6B' codebase='http://www.apple.com/qtactivex/qtplugin.cab' height='286' width='480' class='alt-film-content'&gt;&lt;br /&gt;
        &lt;param name='src' value='http://assets.survivalinternational.org/video_files/272/boa_sr_pr_360p.mov'&gt;&lt;br /&gt;
        &lt;param name='autoplay' value='false'&gt;&lt;br /&gt;
        &lt;param name='controller' value='true'&gt;&lt;br /&gt;
        &lt;embed height='286' width='480' src='http://assets.survivalinternational.org/video_files/272/boa_sr_pr_360p.mov' pluginspage='http://www.apple.com/quicktime/download/' type='video/quicktime' controller='true' autoplay='false'&gt;&lt;br /&gt;
        &lt;/object&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="embedded_film_caption"&gt;
&lt;a href="http://www.survivalinternational.org/films/last-of-the-bo-tribe" class="film_title"&gt;Last of the Bo tribe dies&lt;/a&gt;
&lt;p&gt;Boa Sr, the last member of the Bo tribe, sings.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SurvivalItaliano/~4/slQLW7fO1Lo" height="1" width="1"/&gt;</description>
      <pubDate>Thu, 04 Feb 2010 11:03:00 +0000</pubDate>
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    <item>
      <title>Tiffany nel mirino di Survival. Proteste in varie città del mondo</title>
      <description>&lt;table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="250" style="float: right; margin-left: 1.5em; margin-bottom: 0.3em"&gt;  &lt;tbody&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="padding: 0;"&gt;&lt;a href="http://assets.survivalinternational.org/pictures/523/Tiffany_IT_screen.jpg" class="image_zoom" title="Manifestazioni oggi davanti ai negozi Tiffany di Londra, Parigi, Madrid, Berlino e San Francisco. &amp;nbsp; &amp;amp;copy; Survival"&gt;&lt;img style="border: 1px solid #3d3d3d" src="http://assets.survivalinternational.org/pictures/523/Tiffany_IT_news_medium.jpg" width="249" height="166" alt="Manifestazioni oggi davanti ai negozi Tiffany di Londra, Parigi, Madrid, Berlino e San Francisco." /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="font-size: 0.85em; margin-top: 0px; padding-top: 0; color: #3d3d3d;"&gt;Manifestazioni oggi davanti ai negozi Tiffany di Londra, Parigi, Madrid, Berlino e San Francisco.&lt;br /&gt;&lt;small style="font-size: 0.75em; color: #999999;"&gt;&amp;copy; Survival&lt;/small&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;p&gt;I sostenitori di Survival stanno manifestando oggi davanti ai negozi Tiffany di varie città del mondo. Al cuore della protesta sono i fondi erogati dalla compagnia al governo del Botswana per aprire pozzi per la fauna selvatica nelle terre dei &lt;a href="/popoli/boscimani"&gt;Boscimani&lt;/a&gt;, a cui invece continua ad essere vietato l’accesso all’acqua.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Tiffany sostiene il governo ma ignora i Boscimani” ha commentato il portavoce dei Boscimani Jumanda Gakelebone. “La compagnia non dovrebbe dare soldi al governo mentre noi non possiamo accedere nemmeno al nostro pozzo. Il suo denaro viene usato per opprimerci. Questa è la nostra terra e noi la amiamo.”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le manifestazioni di Survival danno il via a una nuova campagna che mira a persuadere Tiffany a sospendere la collaborazione con il governo del Botswana finché ai Boscimani non sarà stato permesso di esercitare il fondamentale diritto all’acqua.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.survival.it/notizie/2130"&gt;Nel 2006, l’Alta Corte del Botswana ha riconosciuto l’illegalità dello sfratto dei Boscimani dalla Central Kalahari Game Reserve&lt;/a&gt; effettuato dal governo quattro anni prima e ha sancito il diritto di questo antico popolo a vivere nella terra ancestrale. Ciò nonostante, le autorità continuano a cercare di impedire il ritorno a casa dei Boscimani proibendo loro di accedere al loro pozzo, deliberatamente cementato dal governo all’epoca degli sfratti. Le autorità non permettono ai Boscimani di ripristinarlo nemmeno a loro spese costringendo la popolazione a percorrere un &lt;a href="http://www.survival.it/notizie/5353"&gt;viaggio di circa 480 km per andare a procurarsi l’acqua fuori dalla riserva&lt;/a&gt;. Da quando il pozzo è stato chiuso, almeno un Boscimane è morto di disidratazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.survivalinternational.org/news/5341"&gt;Trevor Mmopelwa, direttore del settore Parchi nazionali e Fauna selvatica del Botswana, ha sottolineato chiaramente che i Boscimani non potranno utilizzare i nuovi pozzi:&lt;/a&gt; e, violando gli ordini della Corte, ha affermato che la Central Kalahari Game Reserve “deve essere riservata agli animali”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oltre a scavare nuovi pozzi, il governo ha anche autorizzato la costruzione di un nuovo complesso turistico dotato di piscina. Tra le opportunità offerte ai clienti si conta una presunta “esperienza di vita boscimane”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le manifestazioni si sono tenute davanti ai negozi Tiffany di Londra, Parigi, Berlino, Madrid e San Francisco. Copie della lettera inviata da Survival alla Fondazione Tiffany sono state recapitate anche ai punti vendita di Milano, Roma, Firenze e Bologna.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Il caso dei Boscimani è tristemente ben noto” ha commentato Stephen Corry, direttore generale di Survival. “Per gli sforzi compiuti per distruggere gli ultimi cacciatori Boscimani sopravvissuti nell’Africa meridionale, il governo del Botswana è stato riconosciuto colpevole di infrangere la sua stessa costituzione e le sue stesse leggi. Tiffany non può ignorarlo. Le compagnie straniere non dovrebbero sostenerlo finché continuerà a preferire gli animali agli abitanti originari del paese.”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Scarica le immagini delle manifestazioni&lt;/strong&gt;:&lt;/p&gt;
&lt;table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="padding: 0; padding-right: 10px;"&gt;&lt;a href="http://assets.survivalinternational.org/pictures/524/tiffany_demo_original.jpg" title="Protestors outside Tiffany's store in London &amp;nbsp; &amp;amp;copy; Marc Cowan/Survival"&gt;&lt;img style="border: 1px solid #3d3d3d" src="http://assets.survivalinternational.org/pictures/524/tiffany_demo_news_medium_original_aspect.jpg" width="249" alt="Protestors outside Tiffany's store in London" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;td style="font-size: 0.85em; margin-top: 0px; padding-top: 3px; vertical-align: top;"&gt;&lt;strong&gt;Protestors outside Tiffany's store in London&lt;br /&gt;&lt;a href="http://assets.survivalinternational.org/pictures/524/tiffany_demo_original.jpg"&gt;Scarica la foto in alta risoluzione&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Credito obbligatorio: &amp;copy; Marc Cowan/Survival&lt;/small&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt; &lt;div class='clearer'&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;

&lt;table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="padding: 0; padding-right: 10px;"&gt;&lt;a href="http://assets.survivalinternational.org/pictures/526/DSC_0361_original.jpg" title="Protestors outside Tiffany's store in London &amp;nbsp; &amp;amp;copy; Marc Cowan/Survival"&gt;&lt;img style="border: 1px solid #3d3d3d" src="http://assets.survivalinternational.org/pictures/526/DSC_0361_news_medium_original_aspect.jpg" width="249" alt="Protestors outside Tiffany's store in London" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;td style="font-size: 0.85em; margin-top: 0px; padding-top: 3px; vertical-align: top;"&gt;&lt;strong&gt;Protestors outside Tiffany's store in London&lt;br /&gt;&lt;a href="http://assets.survivalinternational.org/pictures/526/DSC_0361_original.jpg"&gt;Scarica la foto in alta risoluzione&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Credito obbligatorio: &amp;copy; Marc Cowan/Survival&lt;/small&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt; &lt;div class='clearer'&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;

&lt;table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="padding: 0; padding-right: 10px;"&gt;&lt;a href="http://assets.survivalinternational.org/pictures/528/DSC_0350_original.jpg" title="Protestors outside Tiffany's store in London &amp;nbsp; &amp;amp;copy; Marc Cowan/Survival"&gt;&lt;img style="border: 1px solid #3d3d3d" src="http://assets.survivalinternational.org/pictures/528/DSC_0350_news_medium_original_aspect.jpg" width="249" alt="Protestors outside Tiffany's store in London" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;td style="font-size: 0.85em; margin-top: 0px; padding-top: 3px; vertical-align: top;"&gt;&lt;strong&gt;Protestors outside Tiffany's store in London&lt;br /&gt;&lt;a href="http://assets.survivalinternational.org/pictures/528/DSC_0350_original.jpg"&gt;Scarica la foto in alta risoluzione&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Credito obbligatorio: &amp;copy; Marc Cowan/Survival&lt;/small&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt; &lt;div class='clearer'&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;

&lt;table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="padding: 0; padding-right: 10px;"&gt;&lt;a href="http://assets.survivalinternational.org/pictures/529/DSC_0318_original.jpg" title="Protestors outside Tiffany's store in London &amp;nbsp; &amp;amp;copy; Marc Cowan/Survival"&gt;&lt;img style="border: 1px solid #3d3d3d" src="http://assets.survivalinternational.org/pictures/529/DSC_0318_news_medium_original_aspect.jpg" width="249" alt="Protestors outside Tiffany's store in London" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;td style="font-size: 0.85em; margin-top: 0px; padding-top: 3px; vertical-align: top;"&gt;&lt;strong&gt;Protestors outside Tiffany's store in London&lt;br /&gt;&lt;a href="http://assets.survivalinternational.org/pictures/529/DSC_0318_original.jpg"&gt;Scarica la foto in alta risoluzione&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Credito obbligatorio: &amp;copy; Marc Cowan/Survival&lt;/small&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt; &lt;div class='clearer'&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;


&lt;p&gt;Per ulteriori informazioni:&lt;br /&gt;
Francesca Casella &amp;#8211; 02 8900671 &amp;#8211; &lt;a href="mailto:ufficiostampa@survival.it"&gt;ufficiostampa@survival.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
Oppure Miriam Ross:  Tel  0044 207 6878734 &lt;br /&gt;
E-mail: &lt;a href="mailto:mr@survival-international.org"&gt;mr@survival-international.org&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SurvivalItaliano/~4/wkVjuWZhRpA" height="1" width="1"/&gt;</description>
      <pubDate>Wed, 03 Feb 2010 15:35:29 +0000</pubDate>
      <link>http://feeds.survivalinternational.org/~r/SurvivalItaliano/~3/wkVjuWZhRpA/5499</link>
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    <item>
      <title>Manifestazioni in Kenya contro la diga etiope Gibe3</title>
      <description>&lt;table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="250" style="float: right; margin-left: 1.5em; margin-bottom: 0.3em"&gt;  &lt;tbody&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="padding: 0;"&gt;&lt;a href="http://assets.survivalinternational.org/pictures/381/Mursi_Etiopia_160__MT_screen.jpg" class="image_zoom" title="I Mursi sono famosi per le loro spettacolari pitture corporali e sono uno dei popoli più colpiti dalla diga. &amp;nbsp; &amp;amp;copy; Marco Trovato/Survival"&gt;&lt;img style="border: 1px solid #3d3d3d" src="http://assets.survivalinternational.org/pictures/381/Mursi_Etiopia_160__MT_news_medium.jpg" width="249" height="166" alt="I Mursi sono famosi per le loro spettacolari pitture corporali e sono uno dei popoli più colpiti dalla diga." /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="font-size: 0.85em; margin-top: 0px; padding-top: 0; color: #3d3d3d;"&gt;I Mursi sono famosi per le loro spettacolari pitture corporali e sono uno dei popoli più colpiti dalla diga.&lt;br /&gt;&lt;small style="font-size: 0.75em; color: #999999;"&gt;&amp;copy; Marco Trovato/Survival&lt;/small&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;p&gt;In quattro città del Kenya ci sono state manifestazioni contro la &lt;a href="http://www.survival.it/popoli/valleomo#main"&gt;controversa costruzione di una diga&lt;/a&gt; che minaccia la sopravvivenza di centinaia di migliaia di indigeni nella bassa Valle dell’Omo, in Etiopia, e attorno al Lago Turkana in Kenya.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il fiume Omo rappresenta una vera ancora di salvezza per &lt;a href="http://www.survival.it/popoli/valleomo/wayoflife#main"&gt;diverse tribù etiopi&lt;/a&gt; che grazie alle sue fertili pianure alluvionali riescono a sostentarsi autonomamente in un ambiente altrimenti molto aspro. Il fiume è inoltre l’emissario più importante del famoso lago Turkana, da cui dipende la sopravvivenza di molte tribù keniote. In virtù delle loro eccezionali caratteristiche, sia la bassa Valle dell’Omo sia il lago Turkana sono stati dichiarati Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’associazione &lt;a href="http://www.friendsoflaketurkana.org/" title="FoLT"&gt;Amici del Lago Turkana&lt;/a&gt; ha promosso manifestazioni simultanee, ma a Nairobi ha dovuto organizzare una semplice conferenza stampa a causa del divieto di tenere manifestazioni pubbliche nella capitale .&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Basandoci sulle ricerche e le opinioni degli ambientalisti” ha dichiarato un portavoce dell’associazione, “noi Amici del Lago Turkana esprimiamo la nostra preoccupazione per i due anni che il riempimento della diga richiederà e la diminuzione della portata dell’acqua che verrà rilasciata al Lago Turkana, insufficiente a sopperire ai bisogni ecologici”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Rispetto al Kenya, in Etiopia, è molto più difficile per l’opinione pubblica manifestare contro il progetto. Il governo ha introdotto infatti una legislazione speciale che ostacola il lavoro della società civile nel campo dei diritti umani, della democrazia, della giustizia e della promulgazione di leggi. La maggior parte della gente non sa praticamente nulla della diga e dell’impatto che essa avrà sui popoli e l’ambiente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.survival.it/popoli/valleomo/gibedam#main"&gt;La costruzione della diga, chiamata Gibe 3, è già arrivata a un terzo dal completamento ed è appaltata alla società italiana Salini Costruttori&lt;/a&gt;. Il governo italiano e numerose banche multinazionali stanno ora considerando di finanziare il progetto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo esperti indipendenti, la diga comprometterà le esondazioni naturali e stagionali del fiume Omo riducendo le foreste attorno al fiume e rendendo quasi impossibile le coltivazioni praticate nella valle dalle numerose tribù locali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.survival.it/popoli/valleomo#main"&gt;Diverse Ong hanno inoltrato proteste formali alla Banca Africana di Sviluppo sollecitandola a non finanziare la diga&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Con l’entrata in funzione della diga, probabilmente, il volume dell’acqua che confluisce nel Lago Turkana diminuirà drammaticamente. Le tribù locali, tra cui i Turkana, i Dassanech, i Rendille e i Samburu, pascolano il bestiame lungo le rive del lago, vi coltivano il raccolto e pescano nelle sue acque.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Survival sta sollecitando il governo etiope a congelare il progetto della diga finché non sarà stato effettuato uno studio indipendente e completo del suo impatto ambientale e sociale e finché le tribù della Valle dell’Omo non saranno state adeguatamente consultate.&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SurvivalItaliano/~4/eMYLqfELWv8" height="1" width="1"/&gt;</description>
      <pubDate>Tue, 02 Feb 2010 16:18:00 +0000</pubDate>
      <link>http://feeds.survivalinternational.org/~r/SurvivalItaliano/~3/eMYLqfELWv8/5507</link>
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    <item>
      <title>“Avatar è realtà” dicono i popoli indigeni. </title>
      <description>&lt;table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="250" style="float: right; margin-left: 1.5em; margin-bottom: 0.3em"&gt;  &lt;tbody&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="padding: 0;"&gt;&lt;a href="http://assets.survivalinternational.org/pictures/489/4116455578_1f8d781f66_b_screen.jpg" class="image_zoom" title="Un'immagine del film Avatar. &amp;nbsp; &amp;amp;copy; Survival"&gt;&lt;img style="border: 1px solid #3d3d3d" src="http://assets.survivalinternational.org/pictures/489/4116455578_1f8d781f66_b_news_medium.jpg" width="249" height="166" alt="Un'immagine del film Avatar." /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="font-size: 0.85em; margin-top: 0px; padding-top: 0; color: #3d3d3d;"&gt;Un'immagine del film Avatar.&lt;br /&gt;&lt;small style="font-size: 0.75em; color: #999999;"&gt;&amp;copy; Survival&lt;/small&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;p&gt;La fama del film Avatar ha raggiunto anche le terre dei popoli indigeni del mondo che nei giorni scorsi hanno deciso di scuotere il suo pubblico sottolineando che il film racconta la vera storia delle loro vere vite, qui ed oggi, sulla Terra.&lt;br /&gt;
 &lt;br /&gt;
“I Na’vi di Avatar piangono perché la loro foresta viene distrutta. È esattamente quello che accade anche a noi” ha detto a Survival un &lt;a href="/popoli/penan"&gt;Penan del Sarawak&lt;/a&gt;, la parte malese del Borneo. “Le compagnie di disboscamento stanno tagliando i nostri grandi alberi e inquinano i nostri fiumi; anche gli animali che cacciamo stanno morendo… I Penan non possono sopravvivere senza la foresta. La foresta si prende cura di noi, e noi di lei. Noi capiamo le piante e gli animali perché abbiamo vissuto qui per molti, moltissimi anni, sin tal tempo dei nostri antenati.”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Jumanda Gakelebone, un &lt;a href="/popoli/boscimani"&gt;Boscimane del Kalahari&lt;/a&gt;, ha aggiunto: “ Noi, i Boscimani, siamo i primi abitanti dell’Africa meridionale, ma ci è stato negato il diritto alla nostra terra. Ci appelliamo con tutto il cuore alla comunità internazionale perché ci aiuti. Sono contento che Avatar abbia tanto successo perché il film mostra al mondo cosa significa essere un Boscimane, e cosa significa, per noi, la nostra terra. La terra e i Boscimani sono una sola identica cosa.”&lt;/p&gt;
“Anche il mio popolo, &lt;a href="/popoli/yanomami"&gt;gli Yanomami&lt;/a&gt;, hanno sempre vissuto in pace nella foresta” ha dichiarato Davi Kopenawa Yanomami, conosciuto come il Dalai Lama della foresta. “I nostri antenati ci hanno insegnato a capire la terra e gli animali. Abbiamo sempre usato questa conoscenza con attenzione, perché la nostra stessa esistenza dipende da essa. Ma poi la mia terra yanomami fu invasa dai cercatori d’oro e un quinto del mio popoli morì di malattie che non avevamo mai conosciuto prima…”
&lt;p&gt;Il regista James Cameron ha ricevuto la settimana scorsa quattro Golden Globe per “Avatar” e nel corso della cerimonia ha spiegato una delle idee centrali del film. “Avatar ci invita a costatare che è tutto interconnesso. Lo sono l’uno all’altro tutti gli esseri umani così come ognuno di noi lo è alla terra.”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ad ispirarlo nella definizione del linguaggio dei Na’vi è stata la lingua dei Maori della Nuova Zelanda.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Esattamente come i Na’vi di Avatar descrivono la foresta di Pandora come ‘il loro tutto’, allo stesso modo, per la maggior parte dei popoli tribali del nostro pianeta la vita e la terra sono sempre state profondamente legate” ha commentato Stephen Corry, direttore generale di Survival.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Al di là degli androidi, dei lemuri variopinti e dei cavalli dalla lunga proboscide, la storia di Avatar è la stessa che continua a ripetersi senza sosta anche sul nostro pianeta. Come i Na’vi di Avatar, anche gli ultimi popoli tribali rimasti al mondo – dall’Amazzonia alla Siberia – rischiano l’estinzione e assistono alla spoliazione delle loro terre da parte delle potente forze del profitto come la colonizzazione e lo sfruttamento forestale e minerario.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Ma esiste un modo estremamente efficace per proteggere la nostra umanità e il miracolo del nostro patrimonio naturale, ed è sorprendentemente semplice: garantire i diritti alla terra dei popoli indigeni.”&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SurvivalItaliano/~4/X683xXICRNs" height="1" width="1"/&gt;</description>
      <pubDate>Wed, 27 Jan 2010 09:22:52 +0000</pubDate>
      <link>http://feeds.survivalinternational.org/~r/SurvivalItaliano/~3/X683xXICRNs/5477</link>
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    <item>
      <title>Delegazione indigena in Italia e Europa per salvare il fiume São Francisco</title>
      <description>&lt;table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="250" style="float: right; margin-left: 1.5em; margin-bottom: 0.3em"&gt;  &lt;tbody&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="padding: 0;"&gt;&lt;a href="http://assets.survivalinternational.org/pictures/506/Rio_S_o_Francisco_screen.jpg" class="image_zoom" title="Gli Indiani Truká sono uno dei numerosi popoli indigeni brasiliani minacciati dagli impianti idroelettrici in costruzione sul fiume São Francisco. ©João Zinclar 2007 &amp;nbsp; &amp;amp;copy; João Zinclar 2007"&gt;&lt;img style="border: 1px solid #3d3d3d" src="http://assets.survivalinternational.org/pictures/506/Rio_S_o_Francisco_news_medium.jpg" width="249" height="166" alt="Gli Indiani Truká sono uno dei numerosi popoli indigeni brasiliani minacciati dagli impianti idroelettrici in costruzione sul fiume São Francisco. ©João Zinclar 2007" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="font-size: 0.85em; margin-top: 0px; padding-top: 0; color: #3d3d3d;"&gt;Gli Indiani Truká sono uno dei numerosi popoli indigeni brasiliani minacciati dagli impianti idroelettrici in costruzione sul fiume São Francisco. ©João Zinclar 2007&lt;br /&gt;&lt;small style="font-size: 0.75em; color: #999999;"&gt;&amp;copy; João Zinclar 2007&lt;/small&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;p&gt;Una delegazione di indigeni brasiliani Tuxá e Truká si trova in questo giorni in Italia per difendere il fiume São Francisco da un grande progetto di ingegneria idraulica varato dal governo Lula nell’ambito del &lt;a href="http://musibrasil.net/articolo.php?id=1986" title="PAC"&gt;Piano di Accelerazione della Crescita nazionale&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il progetto prevede la costruzione di due canali di deviazione delle acque di più di 600 km di lunghezza, di 2 dighe idroelettriche, 9 stazioni di pompaggio, 27 acquedotti, 8 tunnel e 35 dighe di contenimento e riserva dell’acqua, ed è già in fase di realizzazione nonostante le numerose irregolarità giuridiche denunciate.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo i promotori della Campagna, denominata Oparà, il progetto avrà un impatto socio-ambientale devastante su tutti i 33 popoli che vivono all’interno del bacino del fiume, nel nord est del paese. A subire le conseguenze più gravi saranno circa 8.000 persone di cui il progetto prevede la rimozione forzata, l’allagamento di parte del territorio e la distruzione dei luoghi sacri.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Il progetto per noi indigeni significa massacro, un vero etnocidio culturale” ha denunciato ieri Edilene Bezerra Pajeù, insegnante e leader del popolo Truká ieri nel corso del primo incontro pubblico in Italia. “Non sappiamo cosa sarà di noi, stiamo perdendo la nostra relazione divina con il fiume, che è anche fonte di vita per noi. Inoltre, proseguono gli omicidi dei nostri leader che lottano contro i progetti come questo. Io ho paura per i nostri figli, che rischiano ogni giorno di perdere la vita.”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Il progetto si è già reso colpevole di numerose gravi violazioni dei diritti indigeni” denunciano i portavoce della Campagna. “Il governo non ha effettuato le necessario consultazioni con i popoli colpiti e per garantire l’esecuzione dei lavori, l’esercito brasiliano ha occupato i territori dei popoli Truká e Pipipã togliendo loro il diritto di accesso all’area. L’integrità di molte aree indigene è minacciata e il 19 dicembre 2007, inoltre, la Suprema Corte Federale si è rifiutata di prendere in considerazione le obiezioni giuridiche al progetto presentate dalle organizzazioni della società civile, reputandole illegittime.”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il fiume São Francisco è il terzo bacino idrografico del Brasile e ha un’estensione di 3.160 km. Negli anni scorsi, il fiume ha già subito profondi interventi che ne hanno gravemente alterato l’equilibrio ambientale provocato il disboscamento del 95% delle foreste che proteggevano gli argini nonché la rimozione forzata di 150.000 persone. Con i nuovi progetti verranno irrimediabilmente alterati anche i cicli naturali delle esondazioni del fiume, cruciali al sostentamento delle comunità.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Stando alle dichiarazioni delle autorità brasiliane, il 4% delle acque trasposte dal nuovo progetto sarà destinato alla popolazione rurale, il 26% sarà destinato ad un uso urbano e industriale e il 70% a progetti di irrigazione di grandi estensioni di monocoltura, principalmente diretta all’esportazione.&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Questa sera si terrà un nuovo incontro pubblico a Roma dalle ore 18.00 alle 22,00 presso la Comunità San Paolo, in via ostiense 152 b.&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Dopo Roma, la delegazione si recherà a Udine, Bolzano, Ginevra (&lt;span class="caps"&gt;ONU&lt;/span&gt; e &lt;span class="caps"&gt;OIL&lt;/span&gt;), Bruxelles (Parlamento Europeo) e Berlino.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per informazioni: Ufficio stampa Cipsi, tel. 06.5414894, mail: &lt;a href="mailto:ufficiostampa@cipsi.it"&gt;ufficiostampa@cipsi.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;p&gt;La Campagna Oparà è promossa dalle organizzazioni brasiliane Apoinme, Associação de Advogados dos Trabalhadores Rurais no Estado da Bahia, Núcleo de Estudos em Comunidades e Povos Tradicionais e Ações Socioambientais da Universidade do Estado da Bahia, Commissione Pastorale dei Pescatori, Conselho Indigenista Missionário, &lt;span class="caps"&gt;CPT&lt;/span&gt; &amp;#8211; Commissione Pastorale della Terra e Via Campesina.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il comitato promotore italiano è composto da Solidarietà e cooperazione &amp;#8211; Cipsi, Sal, CeVI, A Sud in collaborazione con il Forum Italiano dei movimenti per l’acqua, AltraMente, Voci della Terra all’interno della Campagna “Libera l’Acqua” (www.liberalacqua.it).&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SurvivalItaliano/~4/rRPVnNIyi9U" height="1" width="1"/&gt;</description>
      <pubDate>Tue, 26 Jan 2010 15:09:00 +0000</pubDate>
      <link>http://feeds.survivalinternational.org/~r/SurvivalItaliano/~3/rRPVnNIyi9U/5474</link>
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    <item>
      <title>Proteste in Europa per fermare la distruzione delle terre degli Ayoreo incontattati</title>
      <description>&lt;table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="250" style="float: right; margin-left: 1.5em; margin-bottom: 0.3em"&gt;  &lt;tbody&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="padding: 0;"&gt;&lt;a href="http://assets.survivalinternational.org/pictures/505/ESP-PAR-AYO-01_screen.jpg" class="image_zoom" title="Un'immagine delle proteste in corso oggi a Londra, Parigi e Madrid. &amp;nbsp; &amp;amp;copy; I. Luis/Survival"&gt;&lt;img style="border: 1px solid #3d3d3d" src="http://assets.survivalinternational.org/pictures/505/ESP-PAR-AYO-01_news_medium.jpg" width="249" height="166" alt="Un'immagine delle proteste in corso oggi a Londra, Parigi e Madrid." /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="font-size: 0.85em; margin-top: 0px; padding-top: 0; color: #3d3d3d;"&gt;Un'immagine delle proteste in corso oggi a Londra, Parigi e Madrid.&lt;br /&gt;&lt;small style="font-size: 0.75em; color: #999999;"&gt;&amp;copy; I. Luis/Survival&lt;/small&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;p&gt;A Londra, Parigi e Madrid si stanno svolgendo oggi manifestazioni di protesta contro la distruzione della terra di una delle ultime tribù incontattate del mondo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I manifestanti si sono radunati di fronte alle ambasciate di Madrid e Londra e sui loro cartelli inneggiano appelli a salvare gli Ayoreo. Gli &lt;a href="/popoli/ayoreo"&gt;Ayoreo-Totobiegosode&lt;/a&gt; stanno perdendo la loro foresta natale a causa di una compagnia brasiliana che sta radendo al suolo il loro territorio con i bulldozer allo scopo di trasformarlo in un allevamento di bestiame.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A Parigi, è stata consegnata una lettera alla direzione dell’UNESCO che, a tutt’oggi, non ha ancora risposto alle suppliche e alle richieste di intervento rivoltegli tempo fa dai Totobiegosode. Il territorio devastato dagli allevatori è infatti una &lt;a href="/notizie/5287"&gt;Riserva di Biosfera &lt;span class="caps"&gt;UNESCO&lt;/span&gt; istituita esplicitamente allo scopo di proteggere gli Ayoreo&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le immagini delle manifestazioni a Londra, Madrid e Parigi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La compagnia incriminata, la Yaguarete Porá, ha recentemente vinto &lt;a href="/notizie/5437"&gt;il premio di Survival “Greenwashing Award” 2010&lt;/a&gt; per aver deciso di creare una “riserva naturale” nella terra dei Totobiegosode distruggendo contemporaneamente migliaia di ettari delle loro foreste. La compagnia sostiene di agire legalmente e non riconosce la terra disboscata come terra di proprietà del popolo indigeno. A contraddirla sono tuttavia numerosi studi e i Totobiegosode hanno da tempo intentato una causa legale per vedersi riconoscere pienamente i loro diritti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Guarda i progetti di deforestazione della Yaguarete Porá:&lt;/p&gt;
&lt;div class="hidden-non-flash-content" id="cinema-display-2" style="width: 480px; height: 270px;"&gt;&lt;object classid='clsid:02BF25D5-8C17-4B23-BC80-D3488ABDDC6B' codebase='http://www.apple.com/qtactivex/qtplugin.cab' height='286' width='480' class='alt-film-content'&gt;&lt;br /&gt;
        &lt;param name='src' value='http://assets.survivalinternational.org/video_files/269/yaguarete_it_360p.mov'&gt;&lt;br /&gt;
        &lt;param name='autoplay' value='false'&gt;&lt;br /&gt;
        &lt;param name='controller' value='true'&gt;&lt;br /&gt;
        &lt;embed height='286' width='480' src='http://assets.survivalinternational.org/video_files/269/yaguarete_it_360p.mov' pluginspage='http://www.apple.com/quicktime/download/' type='video/quicktime' controller='true' autoplay='false'&gt;&lt;br /&gt;
        &lt;/object&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="embedded_film_caption"&gt;
&lt;a href="http://www.survival.it/film/yaguarete" class="film_title"&gt;Il &amp;#8220;Greenwashing Award&amp;#8221; di Survival&lt;/a&gt;
&lt;p&gt;Il &amp;#8220;Greenwashing Award&amp;#8221; di Survival va alla compagnia Yaguarete Porá per aver camuffato la distruzione della terra degli Ayoreo.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;Le &lt;a href="/notizie/5252"&gt;immagini satellitari&lt;/a&gt; mostrano chiaramente la distruzione in corso della foresta dei Totobiegosode che, attualmente, sono i soli Indiani isolati del mondo a perdere le loro terre a causa dell’allevamento di bestiame da macello.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“La gente sta finalmente aprendo gli occhi su quel che sta accadendo agli Ayoreo-Totobiegosode” ha commentato Stephen Corry, direttore generale di Survival. “Il Paraguay sta rischiando di diventare oggi più famoso per questa tragedia che per qualsiasi altra cosa.”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per richiedere immagini delle manifestazioni scrivere a Miriam Ross: &lt;a href="mailto:mr@survival-international.org"&gt;mr@survival-international.org&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SurvivalItaliano/~4/cb5Q5g7ERFE" height="1" width="1"/&gt;</description>
      <pubDate>Tue, 26 Jan 2010 15:08:00 +0000</pubDate>
      <link>http://feeds.survivalinternational.org/~r/SurvivalItaliano/~3/cb5Q5g7ERFE/5454</link>
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    <item>
      <title>L’ONU ai gruppi armati colombiani: "Basta reclutare bambini indigeni"</title>
      <description>&lt;table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="250" style="float: right; margin-left: 1.5em; margin-bottom: 0.3em"&gt;  &lt;tbody&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="padding: 0;"&gt;&lt;a href="http://assets.survivalinternational.org/pictures/148/COL-NUK-GP-11.59_screen.jpg" class="image_zoom" title="I Nukak sono una delle molte tribù coinvolte nel conflitto armato in Colombia. &amp;nbsp; &amp;amp;copy; Gustavo Pollitis/Survival"&gt;&lt;img style="border: 1px solid #3d3d3d" src="http://assets.survivalinternational.org/pictures/148/COL-NUK-GP-11.59_news_medium.jpg" width="249" height="166" alt="I Nukak sono una delle molte tribù coinvolte nel conflitto armato in Colombia." /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="font-size: 0.85em; margin-top: 0px; padding-top: 0; color: #3d3d3d;"&gt;I Nukak sono una delle molte tribù coinvolte nel conflitto armato in Colombia.&lt;br /&gt;&lt;small style="font-size: 0.75em; color: #999999;"&gt;&amp;copy; Gustavo Pollitis/Survival&lt;/small&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;p&gt;Un rapporto redatto dal relatore speciale delle Nazioni Unite sui popoli indigeni esorta i gruppi armati della Colombia a smettere di arruolare bambini indigeni per le loro cause.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il rapporto, scritto dal professor James Anaya, cita il conflitto armato in corso tra l’esercito colombiano e i guerriglieri di sinistra delle Farc (le Forze Armate Rivoluzionarie) come una delle più gravi minacce che affliggono la popolazione indigena della Colombia. Gli scontri hanno provocato numerose uccisioni, trasferimenti forzati, penuria di cibo, e hanno colpito in particolar modo le donne indigene e i bambini, sottoposti a violenze sessuali o a reclutamento forzato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“È evidente che la difficile condizione dei popoli indigeni colombiani viene esacerbata e intensificata dal conflitto armato. raticamente tutte le prove raccolte indicano che il conflitto colpisce in modo sproporzionato i popoli indigeni del paese”, si legge nel rapporto. E la ragione di questo è la particolare posizione dei loro territori, che ha grande valore strategico per i gruppi armati e i trafficanti di droga che vi lavorano e competono attorno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il rapporto cita anche l’inerzia del governo, la mancanza di giustizia, i “mega-progetti” e le fumigazioni effettuate per distruggere i raccolti illegali come concause della “grave, urgente e profondamente preoccupante situazione in cui versa la popolazione indigena della Colombia”. Le fumigazioni hanno provocato gravi problemi di salute e “crisi alimentari”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Basato su una visita in Colombia effettuata dal professor Anaya lo scorso anno, il rapporto è stato pubblicato l’8 gennaio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La condizione della tribù nomade dei &lt;a href="/popoli/nukak"&gt;Nukak&lt;/a&gt;, “trasferita a forza” dalla foresta pluviale alle aree urbane, è sottolineata con una menzione speciale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.onic.org.co/nuevo/index.shtml"&gt;Leggi il rapporto delle Nazioni Unite, in spagnolo, sul sito dell’organizzazione nazionale dei popoli indigeni della Colombia &lt;span class="caps"&gt;ONIC&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SurvivalItaliano/~4/xQzkQ7JktyU" height="1" width="1"/&gt;</description>
      <pubDate>Fri, 22 Jan 2010 16:44:57 +0000</pubDate>
      <link>http://feeds.survivalinternational.org/~r/SurvivalItaliano/~3/xQzkQ7JktyU/5463</link>
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    <item>
      <title>Riconoscimento speciale ai poliziotti che hanno assassinato un leader papuaso</title>
      <description>&lt;table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="250" style="float: right; margin-left: 1.5em; margin-bottom: 0.3em"&gt;  &lt;tbody&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="padding: 0;"&gt;&lt;a href="http://assets.survivalinternational.org/pictures/103/IND-YALI-WM-15A_screen.jpg" class="image_zoom" title="Uomini Yali, Papua.  &amp;nbsp; &amp;amp;copy; William Milliken/Survival"&gt;&lt;img style="border: 1px solid #3d3d3d" src="http://assets.survivalinternational.org/pictures/103/IND-YALI-WM-15A_news_medium.jpg" width="249" height="166" alt="Uomini Yali, Papua. " /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="font-size: 0.85em; margin-top: 0px; padding-top: 0; color: #3d3d3d;"&gt;Uomini Yali, Papua. &lt;br /&gt;&lt;small style="font-size: 0.75em; color: #999999;"&gt;&amp;copy; William Milliken/Survival&lt;/small&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;p&gt;Cinquanta agenti della polizia indonesiana hanno ricevuto un riconoscimento speciale dal Quartier Generale della Polizia Nazionale per aver ucciso il leader dell’indipendenza papuana Kelly Kwalik il mese scorso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La polizia indonesiana ha sparato a Kelly Kwalik colpendolo a una coscia il 16 dicembre 2009, ed è morto poco dopo. Le circostanze esatte della sua morte restano poco chiare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’esercito e la polizia indonesiana vantano una lunga storia di esecuzioni extra-giudiziarie, di arresti e torture effettuati verso persone sospettate di sostenere il movimento indipendentista del Papua Occidentale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nonostante in passato fosse stato coinvolto nelle attività ribelli del Movimento per la Liberazione di Papua (&lt;span class="caps"&gt;OPM&lt;/span&gt;), Kwalik aveva rinunciato alla violenza da molti anni e si era impegnato a lottare per l’indipendenza in modo pacifico. Qualche settimana prima della sua morte era stato invitato ad incontrare alcuni alti funzionari della sicurezza indonesiana. Molti &lt;a href="/popoli/papuasi"&gt;Papuasi&lt;/a&gt; sospettano che potrebbe essere stato attirato in una trappola con la promessa di un altro incontro simile.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La polizia ha giustificato la sua uccisione sostenendo che Kwalik fosse coinvolto nell’imboscata a un convoglio di autocarri effettuata nel 2002, nel corso della quel morirono tre insegnanti nei pressi della Grasberg, un’enorme miniera di rame e oro di proprietà americana. La polizia ha anche detto di sospettare che Kwalik fosse il mandante di numerosi attacchi effettuati nella regione della miniera l’anno scorso, durante i quali ci furono otto morti. Comunque sia, al tempo delle uccisioni del 2002 come in concomitanza di quelle più recenti, la polizia aveva scartato l’ipotesi di un coinvolgimento dell’OMP.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Survival sta facendo appello al governo indonesiano perché indaghi sulle circostanze della morte di Kwalik in maniera approfondita e ha chiesto che vengano assicurati alla giustizia i membri delle forze di sicurezza che hanno commesso atti di violenza contro il popolo del Papua.&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SurvivalItaliano/~4/B3LGBY8_0JA" height="1" width="1"/&gt;</description>
      <pubDate>Thu, 21 Jan 2010 17:04:00 +0000</pubDate>
      <link>http://feeds.survivalinternational.org/~r/SurvivalItaliano/~3/B3LGBY8_0JA/5464</link>
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    <item>
      <title>Avatar non è una semplice fantasia</title>
      <description>&lt;table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="250" style="float: right; margin-left: 1.5em; margin-bottom: 0.3em"&gt;  &lt;tbody&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="padding: 0;"&gt;&lt;a href="http://assets.survivalinternational.org/pictures/489/4116455578_1f8d781f66_b_screen.jpg" class="image_zoom" title="Un'immagine del film Avatar. &amp;nbsp; &amp;amp;copy; Survival"&gt;&lt;img style="border: 1px solid #3d3d3d" src="http://assets.survivalinternational.org/pictures/489/4116455578_1f8d781f66_b_news_medium.jpg" width="249" height="166" alt="Un'immagine del film Avatar." /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="font-size: 0.85em; margin-top: 0px; padding-top: 0; color: #3d3d3d;"&gt;Un'immagine del film Avatar.&lt;br /&gt;&lt;small style="font-size: 0.75em; color: #999999;"&gt;&amp;copy; Survival&lt;/small&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;p&gt;Il regista James Cameron ha ricevuto ieri quattro Golden Globe per “Avatar” e ha spiegato una delle idee centrali del film.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Avatar ci invita a costatare che è tutto interconnesso” ha dichiarato nel suo discorso di ringraziamento. “Lo sono l’uno all’altro tutti gli esseri umani così come ognuno di noi lo è alla terra.”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma la storia futurista di Avatar – quella di una tribù indigena che vive in armonia con la natura e che rischia la distruzione della sua comunità e delle sue terre ancestrali per mano di aggressivi invasori, non è solo una fantasia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Come i Na’vi di Avatar, anche gli ultimi popoli tribali rimasti al mondo – dall’Amazzonia alla Siberia – rischiano l’estinzione e assistono alla spoliazione delle loro terre da parte delle potenti forze del profitto come la colonizzazione e lo sfruttamento forestale e minerario.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Come i Na’vi, i popoli indigeni contemporanei vengono discriminati da un mondo che li ritiene primitivi perché non aspirano agli stili di vita dei paesi industrializzati e spesso scelgono di affidarsi al loro ambiente naturale per sopravvivere, come hanno fatto per millenni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per i Na’vi, la foresta di Pandora è “il loro tutto”, esattamente come per la maggior parte dei popoli tribali del nostro pianeta la vita e la terra sono sempre state profondamente legate.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Molti popoli indigeni ritengono che per prendersi cura della terra sia necessario adottare un atteggiamento sostenibile. È drammaticamente desolante constatare che mentre i ghiacci dell’Artico si assottigliano, gli oceani si alzano e le foreste bruciano, a rischiare l’estinzione siano proprio i popoli che meglio conoscono questi ecosistemi minacciati prendendosene cura da secoli. È quanto sta accadendo per esempio ai &lt;a href="/popoli/jarawa"&gt;Jarawa che abitano negli ultimi tratti di foresta vergine rimasti nelle isole Andamane&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
“La meraviglia del cinema è che voi potete apprezzare il miracolo del nostro mondo senza dover percorrere quattro anni luce e mezzo per raggiungere un altro pianeta” ha aggiunto James Cameron.
&lt;p&gt;Uno dei modi migliori per proteggere il miracolo del nostro patrimonio naturale è garantire i diritti alla terra dei popoli indigeni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;È disponibile la versione completa di questo articolo, per pubblicazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per ulteriori informazioni:&lt;br /&gt;
Francesca Casella &amp;#8211; 02 8900671 &amp;#8211; &lt;a href="mailto:ufficiostampa@survival.it"&gt;ufficiostampa@survival.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
Oppure Miriam Ross:  Tel  0044 207 6878734 &lt;br /&gt;
E-mail: &lt;a href="mailto:mr@survival-international.org"&gt;mr@survival-international.org&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SurvivalItaliano/~4/k4em7nKrkkg" height="1" width="1"/&gt;</description>
      <pubDate>Wed, 20 Jan 2010 19:58:00 +0000</pubDate>
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