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    <title>Le notizie di Survival International</title>
    <description>Notizie sui popoli tribali di ogni parte del mondo</description>
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      <title>La Corte ordina la chiusura del villaggio turistico delle Andamane</title>
      <description>&lt;table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="250" style="float: right; margin-left: 1.5em; margin-bottom: 0.3em"&gt;  &lt;tbody&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="padding: 0;"&gt;&lt;a href="http://assets.survivalinternational.org/pictures/154/IND-JAR-SALOME-16_screen.jpg" class="image_zoom" title="Jarawa sul ciglio della strada che attraversa il loro territorio."&gt;&lt;img style="border: 1px solid #3d3d3d" src="http://assets.survivalinternational.org/pictures/154/IND-JAR-SALOME-16_news_medium.jpg" width="249" height="166" alt="Jarawa sul ciglio della strada che attraversa il loro territorio." /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="font-size: 0.85em; margin-top: 0px; padding-top: 0; color: #3d3d3d;"&gt;Jarawa sul ciglio della strada che attraversa il loro territorio.&lt;br /&gt;&lt;small style="font-size: 0.75em; color: #999999;"&gt;© Salomé&lt;/small&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;p&gt;Poche settimane dopo la &lt;a href="notizie/5511"&gt;morte dell’ultima superstite della tribù dei Bo&lt;/a&gt; delle Isole Andamane, il tribunale indiano ha deciso di proteggere la vicina &lt;a href="/popoli/jarawa"&gt;tribù dei Jarawa&lt;/a&gt; sospendendo i lavori di costruzione di un controverso villaggio turistico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lunedì scorso, la Corte Suprema dell’India ha ordinato al tour operator Barefoot India di chiudere il &lt;a href="notizie/4664"&gt;resort costruito a ridosso della riserva dei Jarawa&lt;/a&gt;, e ancora in attesa di una delibera da parte del tribunale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nonostante le preoccupazioni per il futuro della tribù, Barefoot aveva messo in discussione la legalità della “zona cuscinetto” istituita attorno alla riserva per proteggere i Jarawa dallo sviluppo di attività turistiche e commerciali vicine alla loro terra. Il villaggio Barefoot si trova infatti all’interno della zona bandita.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nonostante questo successo, rimangono grandi preoccupazioni per la superstrada che attraversa illegalmente la riserva mettendo quotidianamente i Jarawa a contatto con bracconieri, turisti e operai. Nel 2002, a seguito di una campagna di Survival, la Corte Suprema ordinò la chiusura della strada ma il governo indiano ha sino ad oggi ignorato l’ordine.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La maggior parte dei componenti della &lt;a href="http://www.survival.it/popoli/jarawa/greatandamanese#main"&gt;tribù dei Bo&lt;/a&gt;, di cui l’ultima sopravvissuta, Boa, è morta a gennaio, è stata sterminata dalle malattie importate dai colonizzatori britannici nel &lt;span class="caps"&gt;XIX&lt;/span&gt; secolo. I Jarawa, che hanno resistito ad ogni contatto fino al 1998, hanno scarse difese immunitarie contro le più comuni malattie esterne e potrebbero facilmente essere sterminati da una epidemia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nei mesi scorsi, molti dei viaggiatori della Barefoot hanno sospeso i viaggi a lunga percorrenza per timore dell’influenza suina. Gli studi indicano infatti che chi vola ha il 20% di possibilità di sviluppare un’infezione virale entro pochi giorni dal viaggio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Nessuno vuole vedere i Jarawa fare la stessa fine del popolo di Boa” ha dichiarato Stephen Corry, direttore generale di Survival. La decisione di chiudere il villaggio della Barefoot presa dalla Corte questa settimana è un segnale positivo. Ma se il governo indiano è seriamente intenzionato a proteggere i Jarawa, deve chiudere la strada e tenere gli intrusi lontani dalle loro terre.”&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SurvivalItaliano/~4/Rjcuk-KXOTA" height="1" width="1"/&gt;</description>
      <pubDate>Wed, 10 Mar 2010 13:20:12 +0000</pubDate>
      <link>http://feeds.survivalinternational.org/~r/SurvivalItaliano/~3/Rjcuk-KXOTA/5638</link>
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    <item>
      <title>Il Guatemala ingloba i diritti degli indigeni nella Costituzione </title>
      <description>&lt;table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="250" style="float: right; margin-left: 1.5em; margin-bottom: 0.3em"&gt;  &lt;tbody&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="padding: 0;"&gt;&lt;a href="http://assets.survivalinternational.org/pictures/558/GUA-MAY-CC-02_screen.jpg" class="image_zoom" title="Donna maya durante la festa degli aquiloni a Santiago Sacatepequez, Guatemala."&gt;&lt;img style="border: 1px solid #3d3d3d" src="http://assets.survivalinternational.org/pictures/558/GUA-MAY-CC-02_news_medium.jpg" width="249" height="166" alt="Donna maya durante la festa degli aquiloni a Santiago Sacatepequez, Guatemala." /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="font-size: 0.85em; margin-top: 0px; padding-top: 0; color: #3d3d3d;"&gt;Donna maya durante la festa degli aquiloni a Santiago Sacatepequez, Guatemala.&lt;br /&gt;&lt;small style="font-size: 0.75em; color: #999999;"&gt;© Christophe Chat-Verre/Survival&lt;/small&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;p&gt;La Corte Costituzionale del Guatemala ha adottato la Convenzione &lt;span class="caps"&gt;ILO&lt;/span&gt; 169 sui popoli indigeni e tribali nella Costituzione del paese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Guatemala aveva ratificato la Convenzione 169, l’unica legge internazionale in difesa dei popoli tribali, nel 1996. Ad oggi, i paesi che l’hanno ratificata sono venti. La 169 riconosce i diritti alla terra dei popoli tribali e specifica che debbono essere consultati prima dell’approvazione di qualsiasi progetto sulle loro terre.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Corte ha stabilito che tutti i diritti sanciti nella convenzione hanno status costituzionale, il che significa che lo Stato dovrà consultare i popoli indigeni prima di approvare qualsiasi licenza mineraria o idroelettrica, legge o regolamento nei loro territori.&lt;br /&gt;
La sentenza è un successo per i popoli indigeni del Guatemala, i Maya, i Garifuna e gli Xinca, e dà loro un maggiore controllo sui  progetti che li coinvolgono. È anche molto significativa per i popoli tribali di tutto il mondo perché dimostra la forza crescente della Convenzione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Survival sta chiedendo a tutti i paesi di ratificare la Convenzione &lt;span class="caps"&gt;ILO&lt;/span&gt; 169: più saranno i paesi ad aderire, maggiore sarà la sua forza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.survival.it/intervieni/petizioni/ilo169/firme/nuovo"&gt;&lt;strong&gt;Firma subito la petizione per la ratifica della &lt;span class="caps"&gt;ILO&lt;/span&gt; 169 da parte del governo italiano&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.survival.it/campagne/169"&gt;&lt;strong&gt;Guarda il breve filmato realizzato sull’argomento da Alberto Angela per RAI1&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; con la collaborazione di Survival.&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SurvivalItaliano/~4/shIKKwo6jvg" height="1" width="1"/&gt;</description>
      <pubDate>Thu, 04 Mar 2010 21:10:52 +0000</pubDate>
      <link>http://feeds.survivalinternational.org/~r/SurvivalItaliano/~3/shIKKwo6jvg/5619</link>
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    <item>
      <title>Rapporto ONU condanna il trattamento inflitto ai Boscimani dal governo del Botswana</title>
      <description>&lt;table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="250" style="float: right; margin-left: 1.5em; margin-bottom: 0.3em"&gt;  &lt;tbody&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="padding: 0;"&gt;&lt;a href="http://assets.survivalinternational.org/pictures/557/anaya_screen.jpg" class="image_zoom" title="Il relatore speciale ONU James Anaya ha chiesto un’azione “urgente” del governo sulla questione dell’acqua ai Boscimani."&gt;&lt;img style="border: 1px solid #3d3d3d" src="http://assets.survivalinternational.org/pictures/557/anaya_news_medium.jpg" width="249" height="166" alt="Il relatore speciale ONU James Anaya ha chiesto un’azione “urgente” del governo sulla questione dell’acqua ai Boscimani." /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="font-size: 0.85em; margin-top: 0px; padding-top: 0; color: #3d3d3d;"&gt;Il relatore speciale ONU James Anaya ha chiesto un’azione “urgente” del governo sulla questione dell’acqua ai Boscimani.&lt;br /&gt;&lt;small style="font-size: 0.75em; color: #999999;"&gt;© Colegio de Antropólogos de Chile&lt;/small&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L’ONU chiede un’azione “urgente” del governo sulla questione dell’acqua&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il massimo funzionario delle Nazioni Unite per i diritti dei popoli indigeni ha pubblicato un nuovo rapporto in cui condanna la reiterata persecuzione dei &lt;a href="http://www.survival.it/popoli/boscimani"&gt;Boscimani&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.un.org/apps/news/story.asp?NewsID=33889&amp;amp;Cr=indigenous&amp;amp;Cr1"&gt;Nel dossier&lt;/a&gt;, il Prof. James Anaya, relatore speciale alle Nazioni Unite per i popoli indigeni, elenca i soprusi del governo verso i Boscimani e i Bakgalagadi che continuano a subire maltrattamenti pur avendo vinto &lt;a href="http://www.survival.it/notizie/2130"&gt;lo storico processo del 2006&lt;/a&gt; con cui la Corte Suprema definiva illegale il loro sfratto dalla Central Kalahari Game Reserve.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“La negazione dei servizi a coloro che attualmente vivono nella riserva non sembra essere in accordo con lo spirito e la logica sottese alla decisione [della Corte Suprema 2006] né con i relativi standard dei diritti umani internazionali” si legge nel rapporto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Anaya afferma anche che “I popoli indigeni che sono rimasti o sono tornati nella riserva devono &lt;a href="http://www.survival.it/notizie/5353"&gt;affrontare condizioni di vita dure e pericolose a causa dell’impossibilità di accedere all’acqua&lt;/a&gt;, una situazione che potrebbe facilmente essere risolta riattivando i pozzi esistenti. Il Governo dovrebbe riaprire i pozzi o garantire in altro modi l’accesso all’acqua agli abitanti della riserva come questione della massima urgenza”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“La posizione del governo secondo cui il vivere delle comunità dei Basarwa [Boscimani] e dei Bakgalagadi nella riserva sarebbe incompatibile con gli obiettivi conservazionisti del luogo” continua il Relatore speciale, “risulta incoerente con la sua decisione di permettere alla Gem Diamonds/Gope Exploration Company (Pty) Ltd di condurre attività estrattive all’interno della riserva – un’operazione che, secondo la compagnia, dovrebbe durare numerosi decenni e potrebbe comportare un afflusso di 500-1200 persone nel sito.”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Infine, Anaya raccomanda che il Governo “implementi pienamente e fedelmente la sentenza della Corte Suprema del 2006 e faciliti il ritorno nella riserva degli sfrattati che vogliano farlo, permettendo loro di praticare la raccolta e la caccia di sussistenza secondo le loro pratiche tradizionali, e fornendo loro gli stessi servizi governativi garantiti agli abitanti del Botswana di altre zone, tra cui l’accesso all’acqua con la massima urgenza”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“La disapprovazione per il continuo e sconvolgente rifiuto del governo a consentire ai Boscimani di accedere all’acqua sta crescendo” ha commentato il Direttore generale di Survival Stephen Corry. “È un comportamento profondamente tirannico, e sconvolge chi ne viene a conoscenza. Survival raggiunge oggi direttamente oltre un milione di persone e faremo in modo che tutti sappiano. È incredibile che il governo continui a comportarsi in questo modo. Fino a quando la situazione non cambierà, la questione dei Boscimani rimarrà un cancro al cuore della reputazione internazionale del Botswana.”&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SurvivalItaliano/~4/cpGc4bGapS4" height="1" width="1"/&gt;</description>
      <pubDate>Wed, 03 Mar 2010 11:43:44 +0000</pubDate>
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      <title>Tornano i cercatori d’oro. Appello degli Yanomami preoccupati per la propria vita.</title>
      <description>&lt;table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="250" style="float: right; margin-left: 1.5em; margin-bottom: 0.3em"&gt;  &lt;tbody&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="padding: 0;"&gt;&lt;a href="http://assets.survivalinternational.org/pictures/37/pic6new_screen.jpg" class="image_zoom" title="Donna Yanomami con bambino."&gt;&lt;img style="border: 1px solid #3d3d3d" src="http://assets.survivalinternational.org/pictures/37/pic6new_news_medium.jpg" width="249" height="166" alt="Donna Yanomami con bambino." /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="font-size: 0.85em; margin-top: 0px; padding-top: 0; color: #3d3d3d;"&gt;Donna Yanomami con bambino.&lt;br /&gt;&lt;small style="font-size: 0.75em; color: #999999;"&gt;© Steve Cox/Survival&lt;/small&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;p&gt;Lo sciamano e portavoce degli &lt;a href="http://www.survival.it/popoli/yanomami"&gt;Yanomami&lt;/a&gt; Davi Kopenawa ha inviato una richiesta urgente di aiuto perché il territorio yanomami del nord del Brasile è invaso dai cercatori d’oro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Il numero dei cercatori d’oro sta aumentando e gli Yanomami sono molto preoccupati” ha dichiarato Davi. “Presto ci saranno conflitti tra i minatori e gli Yanomami… So che i cercatori d’oro minacciano gli Yanomami e sono anche molto dispiaciuto perché alcuni Yanomami lavorano nei siti minerari in cambio di cibo. Si ammaleranno; prenderanno la malaria e infezioni a trasmissione sessuale perché i cercatori d’oro abuseranno delle donne indiane come hanno già fatto in passato.”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Sono molto adirato con il &lt;a href="http://www.survivalinternational.org/about/funai"&gt;&lt;span class="caps"&gt;FUNAI&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; (il dipartimento governativo agli affari indigeni del Brasile) e la polizia, che non hanno controllato l’ingresso dei cercatori d’oro. Il nostro territorio è stato ancora una volta invaso.”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’appello di Davi Yanomami arriva a distanza di pochi mesi &lt;a href="http://www.survival.it/notizie/5059"&gt;dall’incontro avuto con il Presidente Lula&lt;/a&gt;, a cui aveva chiesto di allontanare tutti i minatori illegali presenti nella terra yanomami.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La terra Yanomami è stata legalmente riconosciuta come territorio indigeno ed è illegale che i cercatori d’oro vi operino. Ciò nonostante, nell’area ci sono attualmente oltre 1.000 minatori e gli Yanomami temono un ulteriore afflusso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I cercatori d’oro trasmettono malattie come la malaria e l’influenza che sono potenzialmente fatali per gli Yanomami che hanno scarse difese immunitarie contro le malattie che provengono dall’esterno. Nel 2009, tra gli Yanomami brasiliani sono stati rilevati 500 nuovi casi di malaria. La loro popolazione totale conta circa 16.000 individui.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I cercatori d’oro, inoltre, inquinano i fiumi col mercurio, contaminando l’acqua potabile e il pesce consumati abitualmente dagli Indiani.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lo stato di salute degli Yanomami è precario e l’assistenza medica di base non viene loro somministrata a causa della &lt;a href="http://musibrasil.net/articolo.php?id=1986"&gt;corruzione e dell’incompetenza che regna all’interno della &lt;span class="caps"&gt;FUNASA&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, la Fondazione Nazionale per la Salute del Brasile.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il pericolo di violenza ai danni degli Yanomami è sempre presente dato che i cercatori d’oro sono abitualmente armati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Negli Anni Ottanta, gli Yanomami soffrirono immensamente per l’invasione repentina delle loro terre da parte di oltre 40.000 cercatori d’oro. I minatori uccisero persone, distrussero molti villaggi ed esposero la popolazione a malattie per le quali non aveva alcun tipo di immunità. In soli sette anni morì il venti per cento degli Yanomami.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se i cercatori d’oro che oggi lavorano illegalmente nella terra yanomami non verranno urgentemente allontanati, gli Indiani dovranno affrontare ancora una volta morte e distruzione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.survival.it/intervieni/lettere/yanomami"&gt;Scrivi subito una lettera al Presidente del Brasile&lt;/a&gt; sollecitando un intervento urgente.&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SurvivalItaliano/~4/6ZE0akOj2yI" height="1" width="1"/&gt;</description>
      <pubDate>Fri, 26 Feb 2010 15:46:00 +0000</pubDate>
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    <item>
      <title>‘Aprite la diga e lasciate scorrere l’acqua’ – disperato appello dalla Valle dell’Omo</title>
      <description>&lt;table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="250" style="float: right; margin-left: 1.5em; margin-bottom: 0.3em"&gt;  &lt;tbody&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="padding: 0;"&gt;&lt;a href="http://assets.survivalinternational.org/pictures/556/ETH-KWE-WH-02_CMS__screen.jpg" class="image_zoom" title="Bambino kwegu davanti alla sua capanna. In questi periodi di siccità, per le tribù della Valle dell’Omo è difficile nutrire i loro figli."&gt;&lt;img style="border: 1px solid #3d3d3d" src="http://assets.survivalinternational.org/pictures/556/ETH-KWE-WH-02_CMS__news_medium.jpg" width="249" height="166" alt="Bambino kwegu davanti alla sua capanna. In questi periodi di siccità, per le tribù della Valle dell’Omo è difficile nutrire i loro figli." /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="font-size: 0.85em; margin-top: 0px; padding-top: 0; color: #3d3d3d;"&gt;Bambino kwegu davanti alla sua capanna. In questi periodi di siccità, per le tribù della Valle dell’Omo è difficile nutrire i loro figli.&lt;br /&gt;&lt;small style="font-size: 0.75em; color: #999999;"&gt;© Survival&lt;/small&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;p&gt;Molti &lt;a href="http://www.survival.it/popoli/valleomo/wayoflife#main"&gt;popoli tribali della bassa valle dell’Omo&lt;/a&gt;, in Etiopia, stanno soffrendo la fame perché la regione è preda della siccità ed è mancata la piena annuale del fiume.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tra le tribù più colpite ci sono i Kwegu, un piccolo popolo di cacciatori raccoglitori. Survival ha ricevuto rapporti secondo cui in novembre sarebbero morti di fame due bambini e quattro adulti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Andate e portate queste notizie ai vostri anziani, noi il popolo dei Kwegu abbiamo fame” ha fatto sapere un uomo kwegu. “Le altre tribù hanno bestiame, possono bere latte e sangue. Noi non abbiamo bestiame, ci nutriamo di quello che ci dà il fiume Omo. Dipendiamo dal pesce che è come il nostro bestiame. Se le piene dell’Omo cessano, moriremo.”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Durante gli ultimi tre anni, la Valle dell’Omo, patria di otto diverse tribù di circa 200.000 persone, ha sofferto di scarsità di precipitazioni. La piena annuale del fiume Omo, essenziale per l’ecosistema e la vita della regione, si è ridotta negli ultimi anni &lt;a href="http://www.mursi.org/news-items/serious-food-shortages-in-the-lower-omo"&gt;fino a estinguersi completamente nel 2009&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un membro della tribù Mun ha dichiarato: “Un tempo la piena del fiume era abbondante e noi potevamo coltivare grandi appezzamenti di terra. Oggi nessuno dei nostri campi coltivabili… è irrorato dall’acqua”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non è ancora stato chiarito perché le piogge si siano arrestate e non ci sia stata la piena del fiume. Tuttavia, ciò che è palese è che il progetto Gibe, che prevede la costruzione di una serie di cinque dighe sul fiume Omo, porterà con ogni probabilità una regione e il suo popolo – già sotto pressione – a un punto di rottura.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Alcuni Kwegu accusano la diga. Uno di loro ha dichiarato: “Le nostre terre sono diventate aride. Ci hanno tolto l’acqua e ora conosciamo la fame. Aprite la diga e lasciate scorrere l’acqua”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La diga Gibe I, costruita su un affluente del Fiume Omo, è già terminata. La diga Gibe II, che insiste invece sull’Omo, è divenuta recentemente motivo di imbarazzo per il governo etiope e l’azienda costruttrice, l’italiana Salini Costruttori. Meno di due settimane dopo la sua inaugurazione alla presenza del Ministro degli Esteri Frattini, infatti, il 25 gennaio scorso è parzialmente crollata.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.survival.it/popoli/valleomo/gibedam#main"&gt;La Gibe &lt;span class="caps"&gt;III&lt;/span&gt; è già costruita per un terzo dalla stessa società Salini&lt;/a&gt;. Recentemente è stato eretto un argine di contenimento di 50 metri come parte della diga in costruzione. Alcuni ritengono che potrebbe aver contribuito alla scomparsa della piena annuale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se completata la diga Gibe &lt;span class="caps"&gt;III&lt;/span&gt; sarà la seconda diga idroelettrica per grandezza in Africa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gli esperti avvertono che comprometterà irrimediabilmente il ciclo delle piene del fiume, cruciale per il sostentamento e la sopravvivenza delle tribù che vivono nella Valle dell’Omo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il governo etiope sostiene che la Gibe &lt;span class="caps"&gt;III&lt;/span&gt;, oltre a produrre elettricità in quantità di molte volte superiore alle necessità energetiche del paese, aumenterà la sicurezza delle tribù che vivono lungo il fiume impedendo che le piene gigantesche spazzino via il bestiame e la gente. Ma le tribù hanno le idee chiare: senza le esondazioni annuali e naturali del fiume non potranno sopravvivere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Ora che le piene sono scomparse abbiamo un grosso problema” ha dichiarato un uomo Mun. “Abbiamo paura di morire! La stagione delle piogge non è venuta per tre anni. Perché le piogge non sono cadute per tutto questo tempo? Forse il cielo non ha firmato il suo contratto di lavoro? Si è dimenticato di andare al lavoro?”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Non si sentono più canti né danze lungo tutto il corso del fiume Omo. La gente è troppo affamata. I bambini sono silenziosi.”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Da tre anni non ci sono più state le grandi piogge, e adesso andiamo al fiume e non troviamo più nemmeno l’acqua.”&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SurvivalItaliano/~4/KyrnQJ02gUM" height="1" width="1"/&gt;</description>
      <pubDate>Thu, 25 Feb 2010 14:59:00 +0000</pubDate>
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    <item>
      <title>Nuova comunità aborigena: si aprono spiragli di speranza</title>
      <description>&lt;table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="250" style="float: right; margin-left: 1.5em; margin-bottom: 0.3em"&gt;  &lt;tbody&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="padding: 0;"&gt;&lt;a href="http://assets.survivalinternational.org/pictures/76/AUS-ABOR-JMI-11_screen.jpg" class="image_zoom" title="Ornamento tradizionale applicato ad un ragazzo Aborigeno durante un festival di danza, Northern Queensland, Australia. "&gt;&lt;img style="border: 1px solid #3d3d3d" src="http://assets.survivalinternational.org/pictures/76/AUS-ABOR-JMI-11_news_medium.jpg" width="249" height="166" alt="Ornamento tradizionale applicato ad un ragazzo Aborigeno durante un festival di danza, Northern Queensland, Australia. " /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="font-size: 0.85em; margin-top: 0px; padding-top: 0; color: #3d3d3d;"&gt;Ornamento tradizionale applicato ad un ragazzo Aborigeno durante un festival di danza, Northern Queensland, Australia. &lt;br /&gt;&lt;small style="font-size: 0.75em; color: #999999;"&gt;© John Miles/Survival&lt;/small&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;p&gt;Un gruppo di &lt;a href="http://www.survival.it/popoli/aborigeni"&gt;Aborigeni Alyawarr&lt;/a&gt; ha abbandonato il suo insediamento nell’Australia Centrale e ha costituito una nuova comunità in un luogo chiamato Honeymoon Bore.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Banjo Morton, che ha guidato il trasferimento, ha dichiarato che gli Aborigeni sono stati trattati come emarginati e non sono stati coinvolti nelle decisioni riguardanti la loro comunità, in particolare dall’entrata in vigore della politica federale “d’intervento” sugli indigeni del 2007.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il cosiddetto “intervento” è stata la risposta governativa a un rapporto che citava la diffusione di abusi sui bambini delle comunità aborigene. Le autorità decisero di inviare la polizia e l’esercito in molte remote comunità e di promulgare divieti speciali su alcool e pornografia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ai leader fu tolto il controllo delle comunità e non ci fu pressoché nessun tipo di coinvolgimento né di consultazione con gli Aborigeni stessi. Il provvedimento fu respinto dalle comunità più remote ed è stato criticato dalle Nazioni Unite come discriminatorio. Tuttavia resta in vigore.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Honeymoon Bore è appena fuori dell’area soggetta all’intervento. Per questo, lì la comunità può riprendere il controllo del suo stile di vita e del suo futuro. “Qui, lontani da tutte le regole e dall’ingerenza dell’intervento, ci sentiamo liberi e felici” ha dichiarato ai giornalisti Banjo Morton.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel nuovo insediamento vivono oggi 70 persone, alloggiate in tende e semplici ripari. Nonostante la loro condizione offra solo il minimo indispensabile, è in ogni caso meglio del sovraffollamento del vecchio insediamento dove in alcune abitazioni l’acqua degli scarichi fognari arrivava alla caviglia e la gente non aveva diritto di parola nelle decisioni prese sulle proprie vite.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Richard Downs, un altro leader Alyawarr, ha detto di prevedere la crescita della comunità e il suo tramutarsi in una genuina “utopia” indigena. “Il nostro scopo è dimostrare che il popolo degli Aborigeni può spezzare il ciclo della dipendenza” ha dichiarato, “e che possiamo badare a noi stessi nel nostro paese”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La campagna di Survival &lt;a href="http://www.survival.it/campagne/ilprogressopuouccidere"&gt;Il Progresso può uccidere&lt;/a&gt; illustra come la perdita della terra e del controllo sul proprio stile di vita abbiano avuto effetti devastanti sulle comunità tribali di tutto il mondo. Questa situazione spesso conduce a dipendenza, depressione, suicidi e abusi di sostanze.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Alcune iniziative prese da comunità come quella di Honeymoon Bore, cioè di riprendere il controllo delle proprie vite, delle proprie terre e del proprio stile di vita, aprono uno spiraglio di speranza per i popoli tribali di tutto il mondo.&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SurvivalItaliano/~4/Jyq-RKJgObI" height="1" width="1"/&gt;</description>
      <pubDate>Tue, 23 Feb 2010 20:46:00 +0000</pubDate>
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    <item>
      <title>I Dongria Kondh celebrano la montagna sacra e fanno voto di fermare la miniera</title>
      <description>&lt;table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="250" style="float: right; margin-left: 1.5em; margin-bottom: 0.3em"&gt;  &lt;tbody&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="padding: 0;"&gt;&lt;a href="http://assets.survivalinternational.org/pictures/552/IND-DON-AA_-01_screen.jpg" class="image_zoom" title="I Dongria Kondh celebrano sulla cima della montagna Niyam Dongar."&gt;&lt;img style="border: 1px solid #3d3d3d" src="http://assets.survivalinternational.org/pictures/552/IND-DON-AA_-01_news_medium.jpg" width="249" height="166" alt="I Dongria Kondh celebrano sulla cima della montagna Niyam Dongar." /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="font-size: 0.85em; margin-top: 0px; padding-top: 0; color: #3d3d3d;"&gt;I Dongria Kondh celebrano sulla cima della montagna Niyam Dongar.&lt;br /&gt;&lt;small style="font-size: 0.75em; color: #999999;"&gt;© Survival&lt;/small&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;p&gt;Lo scorso weekend, i &lt;a href="/popoli/dongria"&gt;Dongria Kondh&lt;/a&gt; dell’India hanno celebrato il rito annuale di adorazione sulla cima della loro montagna sacra, che la compagnia Vedanta Resources è determinata a trasformare in una miniera di bauxite a cielo aperto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Centinaia di persone hanno danzato e cantato sulla vetta sacra di Niyamgiri, nello stato di Orissa. Solitamente, a questa celebrazione possono partecipare solo i fedeli ma quest’anno i Dongria Kondh hanno aperto le porte anche ai giornalisti e agli attivisti per dimostrare al mondo esterno l’importanza che la montagna ha per loro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Niyam Rajah è il nostro dio e noi la adoriamo” ha spiegato Dodi, un uomo Dongria. “Non possiamo smettere di adorarla. Questo dio non è per nessun governo. Lui è qui per noi Adivasi [i popoli indigeni]… Questo luogo non appartiene a nessun governo.”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Né la Vedanta né il governo di Orissa hanno consultato i Dongria Kondh in merito a un progetto minerario che sta rapidamente diventando l più controverso del mondo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sono anni che la Vedanta cerca di aprire la miniera nella terra dei Dongria ma la resistenza locale, le sfide giudiziarie e il crescente sdegno internazionale lo hanno sin qui reso impossibile. La Vedanta ha bisogno della miniera per far lavorare la raffineria di alluminio che ha costruito ai piedi delle colline. Il complesso, recentemente condannato anche da Amnesty International, ha lasciato più di cento famiglie senza terra e, come ha riconosciuto anche dalla commissione statale sull’inquinamento, ha inquinato le falde acquifere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Ora la gente di quell’area [dove sorge la raffineria] ha capito e ha preso posizione contro. La Vedanta ha tolto loro tutto quello che avevano e sono diventati dei mendicanti” a aggiunto Lodu, un altro uomo Dongria.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.survival.it/notizie/5531"&gt;Dopo la decisione di disinvestire in Vedanta presa recentemente dalla Chiesa d’Inghilterra&lt;/a&gt; e prima ancora dal governo norvegese, nei giorni scorsi ci sono state altre defezioni tra cui &lt;a href="http://www.survival.it/notizie/5576"&gt;l’ente di beneficenza Joseph Rowntree&lt;/a&gt;. A seguito del ricorso di Survival all&amp;#8217;OCSE, anche &lt;a href="http://www.survival.it/notizie/5144"&gt;il governo britannico ha condannato Vedanta&lt;/a&gt; sottolineando che “è fondamentale un suo radicale cambio d’atteggiamento”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il governo centrale dell’India non ha ancora rilasciato l’autorizzazione finale all’apertura della miniera e secondo il Ministro all’Ambiente e alle Foreste, “per Niyamgiri c’é ancora speranza”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Lo scorso weekend” ha dichiarato il direttore di Survival Stephen Corry, “i Dongria Kondh hanno dimostrato al mondo l’importanza vitale che la montagna sacra ha per loro. Ciò nonostante, Vedanta rimane determinata a distruggerla in arrogante violazione del suo obbligo di rispettare i diritti umani dei Dongria. Ma questo atteggiamento gli si sta ritorcendo contro: gli investitori le stanno mostrando che non può continuare ad andare avanti così. Ora tocca al governo indiano proteggere i diritti dei suoi cittadini e fermare questa miniera una volta per tutte.”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.survival.it/film/mine"&gt;Guarda il film di Survival sulla resistenza dei Dongria&lt;/a&gt;. Si intitola “Mine. Storia di una montagna sacra” ed è narrato dall’attore Claudio Santamaria, testimonial dell’associazione.&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SurvivalItaliano/~4/CGge1y_xY-Y" height="1" width="1"/&gt;</description>
      <pubDate>Tue, 23 Feb 2010 10:23:00 +0000</pubDate>
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    <item>
      <title>Bangladesh: esercito e coloni attaccano gli Jumma. Villaggi bruciati e almeno sei morti </title>
      <description>&lt;table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="250" style="float: right; margin-left: 1.5em; margin-bottom: 0.3em"&gt;  &lt;tbody&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="padding: 0;"&gt;&lt;a href="http://assets.survivalinternational.org/pictures/550/IMGA0843_screen.jpg" class="image_zoom" title="I figli di Buddhapati Chakma, uccisa dai soldati, parlano ai giornalisti locali. "&gt;&lt;img style="border: 1px solid #3d3d3d" src="http://assets.survivalinternational.org/pictures/550/IMGA0843_news_medium.jpg" width="249" height="166" alt="I figli di Buddhapati Chakma, uccisa dai soldati, parlano ai giornalisti locali. " /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="font-size: 0.85em; margin-top: 0px; padding-top: 0; color: #3d3d3d;"&gt;I figli di Buddhapati Chakma, uccisa dai soldati, parlano ai giornalisti locali. &lt;br /&gt;&lt;small style="font-size: 0.75em; color: #999999;"&gt;© Survival&lt;/small&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;p&gt;Fonti autorevoli riferiscono che sabato scorso almeno sei membri del &lt;a href="/popoli/jumma"&gt;popolo degli Jumma&lt;/a&gt; sono stati uccisi, e che centinaia di case sono state ridotte in cenere nel corso di un assalto condotto dai militari e dai coloni ai danni dei villaggi tribali delle Colline Chittagong, in Bangladesh. L’attacco ha avuto luogo nella regione di Sajek dove i coloni bengalesi hanno esteso i loro insediamenti nella terra jumma con l’appoggio dell’esercito.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Rapporti locali riferiscono che i soldati hanno sparato indiscriminatamente sugli abitanti dei villaggi jumma dopo il ferimento di un loro compagno avvenuto durante gli scontri. Gli Jumma feriti sono stati molti. Con l’aiuto delle forze di sicurezza, i coloni hanno incendiato e distrutto cinque villaggi e almeno 200 case. Sono stati ridotti in cenere anche un tempio buddista e una chiesa. Per salvarsi da soldati e coloni, migliaia di Jumma sono fuggiti nella giungla.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’amministrazione locale ha imposto un ordinanza, nota come sezione 144, che proibisce raduni di cinque o più persone e lo svolgersi di riunioni pubbliche. Questo divieto rende difficile le operazioni degli Jumma che stanno cercando di ritrovare i dispersi e confermare il numero dei morti. Sono stati recuperati due corpi crivellati di pallottole (quello di Mr Lakkhi Bijoy Chakma, 40 anni, e di Ms Buddhapati Chakma, 36), ma i leader tribali riferiscono che l’esercito ha rimosso i corpi di numerosi altri Jumma uccisi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Negli ultimi sessant’anni, nelle Colline Chittagong si sono trasferiti centinaia di migliaia di coloni che hanno sfrattato undici tribù Jumma e le hanno assoggettate a una violenta repressione con il sostegno dei vari governi che si sono succeduti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 1997, il governo e gli Jumma hanno firmato &lt;a href="http://www.survival.it/notizie/4445"&gt;un accordo di pace&lt;/a&gt; che impegnava il governo a smantellare i campi militari dalla regione e a porre fine al furto della terra jumma da parte dei coloni e dell’esercito L’accordo faceva sperare, ma nelle Colline Chittagong i campi militari permangono e la violenza e il furto della terra continuano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Questo orribile incidente è solo l’ultimo di una lunga serie di brutali attacchi contro il popolo degli Jumma” ha dichiarato oggi Stephen Corry, Direttore di Survival International. “Gli Jumma sono stati uccisi, torturati, violentati e derubati delle loro terre per già troppo tempo. Chiediamo al governo del Bangladesh di mettere fine alle violenze che l’esercito compie nelle Colline e di smantellare i campi militari, così come promesso nell’accordo di pace. I responsabili di queste atrocità devono essere assicurati alla giustizia.”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Survival dispone di foto dell’incidente.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
Francesca Casella &amp;#8211; 02 8900671 &amp;#8211; &lt;a href="mailto:ufficiostampa@survival.it"&gt;ufficiostampa@survival.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
Oppure Miriam Ross: &lt;a href="mailto:mr@survival-international.org"&gt;mr@survival-international.org&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per i giornalisti nel Regno Unito: gli Jumma che vivono a Londra protesteranno davanti alla Bangladesh High Commission mercoledì 24 febbraio alle ore 10.&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SurvivalItaliano/~4/kqvuT4gJ92g" height="1" width="1"/&gt;</description>
      <pubDate>Mon, 22 Feb 2010 16:37:00 +0000</pubDate>
      <link>http://feeds.survivalinternational.org/~r/SurvivalItaliano/~3/kqvuT4gJ92g/5583</link>
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    <item>
      <title>Sentenza storica: illegale lo sfratto di una tribù del Kenya dalla riserva naturale</title>
      <description>&lt;table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="250" style="float: right; margin-left: 1.5em; margin-bottom: 0.3em"&gt;  &lt;tbody&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="padding: 0;"&gt;&lt;a href="http://assets.survivalinternational.org/pictures/542/MRG_Endorois_screen.jpg" class="image_zoom" title="Members of the Endorois tribe, Kenya."&gt;&lt;img style="border: 1px solid #3d3d3d" src="http://assets.survivalinternational.org/pictures/542/MRG_Endorois_news_medium.jpg" width="249" height="166" alt="Members of the Endorois tribe, Kenya." /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="font-size: 0.85em; margin-top: 0px; padding-top: 0; color: #3d3d3d;"&gt;Members of the Endorois tribe, Kenya.&lt;br /&gt;&lt;small style="font-size: 0.75em; color: #999999;"&gt;© Survival&lt;/small&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;p&gt;La Commissione africana per i diritti dell’uomo e dei popoli ha raccomandato la restituzione della terra agli Endorois del Kenya. La tribù era stata sfrattata dal territorio negli Anni ’70 per la creazione di una riserva naturale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Siamo felici che la Commissione Africana abbia riconosciuto l’errore commesso decine di anni fa” ha dichiarato Kipsan Kipkazi, membro del Consiglio degli Endorois. La sentenza arriva dopo una battaglia legale tra il governo del Kenya e la tribù degli Endorois, appoggiata dal &lt;a href="http://www.minorityrights.org/9587/press-releases/landmark-decision-rules-kenyas-removal-of-indigenous-people-from-ancestral-land-illegal.html"&gt;Minority Rights Group&lt;/a&gt; e dal Centro per lo Sviluppo dei Diritti delle Minoranze del Kenya.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gli Endorois sono una tribù semi-nomade che alleva bovini e capre nella Rift Valley del Kenya da secoli. All’inizio degli Anni Settanta furono costretti a lasciare la loro terra per la creazione della Riserva Nazionale del Lago Bogoria. La Riserva è oggi Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I diritti degli indigeni alla terra non sono pienamente riconosciuti in Africa ed è la prima volta che la Commissione Africana li ha sostenuti. La raccomandazione chiede che agli Endorois sia garantito “un accesso senza restrizioni” al Lago Bogoria, che siano riconosciuti loro percentuali sui proventi delle attività economiche esistenti nell’area (principalmente il turismo) e il diritto di proprietà e alla completa restituzione della loro terra ancestrale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In un’altra parte del Kenya, la &lt;a href="/popoli/ogiek"&gt;tribù degli Ogiek&lt;/a&gt; sta lottando perché i suoi diritti sulla foresta di Mau non siano ignorati. Il governo sta cercando di arginare il grave degrado ambientale dell’area provocato dalla deforestazione e dalla colonizzazione esterna attraverso l’allontanamento di tutti i residenti. Il Primo Ministro del Kenya Raila Odinga ha dichiarato che nessun Ogiek verrà sfrattato e gli Ogiek sperano che manterrà la sua parola.&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SurvivalItaliano/~4/66z7t0eqlqA" height="1" width="1"/&gt;</description>
      <pubDate>Fri, 19 Feb 2010 10:49:00 +0000</pubDate>
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    <item>
      <title>Survival applaude la decisione di Rowntree che vendere le azioni Vedanta per motivi etici</title>
      <description>&lt;table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="250" style="float: right; margin-left: 1.5em; margin-bottom: 0.3em"&gt;  &lt;tbody&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="padding: 0;"&gt;&lt;a href="http://assets.survivalinternational.org/pictures/341/UK-DON-AGM-138_screen.jpg" class="image_zoom" title="Altri tre azionisti hanno disinvestito dalla Vedanta Resources."&gt;&lt;img style="border: 1px solid #3d3d3d" src="http://assets.survivalinternational.org/pictures/341/UK-DON-AGM-138_news_medium.jpg" width="249" height="166" alt="Altri tre azionisti hanno disinvestito dalla Vedanta Resources." /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="font-size: 0.85em; margin-top: 0px; padding-top: 0; color: #3d3d3d;"&gt;Altri tre azionisti hanno disinvestito dalla Vedanta Resources.&lt;br /&gt;&lt;small style="font-size: 0.75em; color: #999999;"&gt;© Survival&lt;/small&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;p&gt;Survival accoglie con soddisfazione la decisione dell’Associazione di beneficenza Joseph Rowntree di vendere le sue quote Vedanta Resources perché preoccupata del comportamento della compagnia nel campo dei diritti umani. Altri due azionisti, la Marlborough Ethical Fund e la Millfield House Foundation, hanno anch’essi venduto le loro quote.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Survival sta premendo per il ritiro degli azionisti dalla compagnia e stava facendo pressioni sulla &lt;a href="http://www.jrct.org.uk/"&gt;Rowntree Trust&lt;/a&gt; dal luglio 2009.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per Vedanta e la sua immagine, è solo l’ultimo episodio di una lunga serie di figuracce. &lt;a href="http://www.survival.it/notizie/5549"&gt;La settimana scorsa Amnesty International ha pubblicato un rapporto che stronca la compagnia&lt;/a&gt; per “non aver rispettato i diritti umani” della tribù dei &lt;a href="/popoli/dongria"&gt;Dongria Kondh&lt;/a&gt; di Orissa, in India, sulla cui montagna sacra sta progettando di costruire una miniera di bauxite. La settimana prima &lt;a href="http://www.survival.it/notizie/5531"&gt;anche la Chiesa d’Inghilterra aveva venduto le sue quote&lt;/a&gt; dichiarando: “La Vedanta non ha mostrato il livello di rispetto per i diritti umani e le comunità locali che ci saremmo aspettati, e temiamo che non lo farà nemmeno in futuro”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I governi britannico e norvegese hanno entrambi condannato il progetto e anche la Martin Currie Investments ha disinvestito dalla compagnia in seguito alle pressioni di Survival. La Fondi Pensione BP ha ridotto i suoi titoli azionari per ragioni simili.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“È veramente incoraggiante vedere gli azionisti prendere seriamente i diritti degli indigeni e rifiutarsi di finanziare le attività della Vedanta” ha dichiarato oggi Stephen Corry. “Si sono resi conto che legarsi alla compagnia è infruttuoso. La Vedanta è chiaramente determinata a scavare una miniera sulla montagna sacra dei Dongria Kondh, e sta velocemente diventando la compagnia mineraria più controversa del mondo &amp;#8211; controverse da cui gli investitori etici faranno bene a prendere le distanze.”&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SurvivalItaliano/~4/VPilzkRtyCM" height="1" width="1"/&gt;</description>
      <pubDate>Thu, 18 Feb 2010 17:50:00 +0000</pubDate>
      <link>http://feeds.survivalinternational.org/~r/SurvivalItaliano/~3/VPilzkRtyCM/5576</link>
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    <item>
      <title>Survival lancia una campagna mondiale di lettere per Ayoreo isolati</title>
      <description>&lt;table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="250" style="float: right; margin-left: 1.5em; margin-bottom: 0.3em"&gt;  &lt;tbody&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="padding: 0;"&gt;&lt;a href="http://assets.survivalinternational.org/pictures/475/PAR-AYO-JM-A-29_screen.jpg" class="image_zoom" title="I Bulldozer aprono strade e disboscano le terre degli Ayoreo-Totobiegosode."&gt;&lt;img style="border: 1px solid #3d3d3d" src="http://assets.survivalinternational.org/pictures/475/PAR-AYO-JM-A-29_news_medium.jpg" width="249" height="166" alt="I Bulldozer aprono strade e disboscano le terre degli Ayoreo-Totobiegosode." /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="font-size: 0.85em; margin-top: 0px; padding-top: 0; color: #3d3d3d;"&gt;I Bulldozer aprono strade e disboscano le terre degli Ayoreo-Totobiegosode.&lt;br /&gt;&lt;small style="font-size: 0.75em; color: #999999;"&gt;© Survival&lt;/small&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;p&gt;L’organizzazione per i diritti dei popoli indigeni Survival International ha lanciato una campagna  mondiale di lettere per proteggere le vite degli Indiani isolati del Paraguay.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In Paraguay vivono gli ultimi Indiani incontattati sopravvissuti al fuori dal bacino del Rio delle Amazzoni, ma le loro terre vengono rapidamente distrutte far posto agli allevamenti di bestiame da macello. I membri già contattati della tribù, nota come gli &lt;a href="/popoli/ayoreo"&gt;Ayoreo-Totobiegosode&lt;/a&gt;, stanno cercando di vedesi riconoscere i legittimi titoli di proprietà su una piccola parte del loro territorio ancestrale sin dal 1993, ma gran parte dell’area è ancora in mano ai privati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una compagnia d’allevamento brasiliana, &lt;a href="http://www.survival.it/film/bestia-pelle-metallo"&gt;la Yaguarete Porà, ha annunciato il progetto di disboscare una vasta parte della sua proprietà&lt;/a&gt;, pari a 78.000 ettari, nonostante si sappia che gli Indiani Ayoreo-Totobiegosode isolati vivono e utilizzano quell’area. La proprietà della compagnia si trova infatti all’interno della terra rivendicata dalla tribù dal 1993.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.survival.it/intervieni/lettere/ayoreo"&gt;Survival invita tutti i suoi sostenitori a scrivere al Presidente del Paraguay Lugo&lt;/a&gt; che non ha mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale: quelle di proteggere le terre indigene dall’invasione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“La condizione degli Ayoreo-Totobiegosode isolati è disperata” ha dichiarato oggi il Direttore Generale di Survival Stephen Corry. “Le loro foreste sono state letteralmente sventrate dalle ruspe di allevatori determinati a continuare il loro lavoro di distruzione. Perché gli Indiani devono essere costretti a scappare da un angolo all’altro della foresta? Chiedono semplicemente di viverci in pace e, secondo la legge vigente, ne hanno tutto il diritto!”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.survival.it/intervieni/lettere/ayoreo"&gt;Scrivi subito una lettera per gli Ayoreo_Totobiegosode&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Scarica una versione &lt;a href="http://assets.survival-international.org/documents/185/Azione_Ayoreo_2010.pdf"&gt;&lt;span class="caps"&gt;PDF&lt;/span&gt; del bollettino d’azione urgente di Survival&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;&lt;a href="http://www.survival.it/film/bestia-pelle-metallo"&gt;Guarda il video La bestia con la pelle di metallo&lt;/a&gt; &amp;#8211; Il primo faccia a faccia di un Ayoreo con il mondo esterno.&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Per ulteriori informazioni:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
Francesca Casella &amp;#8211; 02 8900671 &amp;#8211; &lt;a href="mailto:ufficiostampa@survival.it"&gt;ufficiostampa@survival.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
Oppure Miriam Ross:  Tel  0044 207 6878734 &lt;br /&gt;
E-mail: &lt;a href="mailto:mr@survival-international.org"&gt;mr@survival-international.org&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SurvivalItaliano/~4/-n4_dqQaD6U" height="1" width="1"/&gt;</description>
      <pubDate>Thu, 18 Feb 2010 09:45:00 +0000</pubDate>
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      <title>Negato il diritto al voto ai Boscimani</title>
      <description>&lt;table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="250" style="float: right; margin-left: 1.5em; margin-bottom: 0.3em"&gt;  &lt;tbody&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="padding: 0;"&gt;&lt;a href="http://assets.survivalinternational.org/pictures/362/scan_4BOTS-BUSH-SC-04-B8-_copy_screen.jpg" class="image_zoom" title="Boscimane, Central Kalahari Game Reserve, Botswana."&gt;&lt;img style="border: 1px solid #3d3d3d" src="http://assets.survivalinternational.org/pictures/362/scan_4BOTS-BUSH-SC-04-B8-_copy_news_medium.jpg" width="249" height="166" alt="Boscimane, Central Kalahari Game Reserve, Botswana." /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt; &lt;td style="font-size: 0.85em; margin-top: 0px; padding-top: 0; color: #3d3d3d;"&gt;Boscimane, Central Kalahari Game Reserve, Botswana.&lt;br /&gt;&lt;small style="font-size: 0.75em; color: #999999;"&gt;© Survival&lt;/small&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;p&gt;Cinque comunità di &lt;a href="/popoli/boscimani"&gt;Boscimani&lt;/a&gt; che vivono all’interno della Central Kalahari Game Reserve sono state omesse dai registri elettorali delle ultime elezioni del Botswana, avvenute nel 2009. I Boscimani che non hanno potuto esercitare il loro diritto al voto sarebbero oltre 400.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.mmegi.bw/index.php?sid=1&amp;amp;aid=1&amp;amp;dir=2010/January/Thursday21"&gt;In un’intervista rilasciata al quotidiano Mmegi&lt;/a&gt;, il portavoce dei Boscimani Roy Sesana ha dichiarato: “Durante le elezioni, la gente viveva nei villaggi e mentre il resto della nazione andava alle urne, non hanno potuto votare”. La notizia è stata confermata dal Commissariato di Distretto e costituisce solo l’ultima di una lunga serie di violazioni dei diritti dei Boscimani.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Presidente del Botswana Ian Khama, che ha prestato giuramento come quarto presidente del paese dopo le elezioni dello scorso anno, ha continuato a prendersi gioco della &lt;a href="http://www.survival.it/notizie/2130"&gt;sentenza emessa dalla Corte Suprema nel 2006&lt;/a&gt;. Il processo ha sancito il diritto dei Boscimani a vivere nella loro terra ancestrale, la Central Kalahari Game Reserve, ma il suo governo ha negato loro l’accesso a un pozzo da cui dipendevano per procurarsi l’acqua e, contemporaneamente, ha autorizzato nella stessa riserva lo scavo di nuovi pozzi per gli animali selvatici e ha sostenuto la costruzione di un complesso turistico dotato di piscina.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Khama ha anche descritto lo stile di vita dei Boscimani coma una “fantasia arcaica” e recentemente &lt;a href="http://www.survival.it/notizie/5261"&gt;una donna sudafricana è stata arrestata&lt;/a&gt; per aver commentato che il presidente “assomiglia a un Boscimane”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L‘emarginazione politica dei Boscimani è stata riconosciuta nell’ultimo &lt;a href="http://www.state.gov/g/drl/rls/hrrpt/2008/af/118987.htm"&gt;rapporto sui diritti umani 2008 del Dipartimento di Stato delle Nazioni Unite&lt;/a&gt; in cui si legge che i Boscimani “mancano di un’adeguata rappresentanza politica e non sono pienamente consapevoli dei loro diritti civili”. Il rapporto critica il governo anche per la sua “ristretta interpretazione della sentenza della Corte Suprema del 2006”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’esclusione dai registri elettorali dei Boscimani rientrati nella riserva, tutti dotati di carta di identità, sono emerse solo recentemente, dopo le dichiarazioni rilasciate da Roy Sesana allo stesso quotidiano in merito al fallimento dei tentativi di negoziare con il governo e il mancato sostegno delle autorità alla costituzione di un loro gruppo di rappresentanza. I Boscimani hanno ora depositato un nuovo procedimento legale contro il governo nel tentativo di riottenere l’accesso al loro pozzo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Non sorprende che il governo abbia escluso i Boscimani dalle elezioni” ha dichiarato oggi Stephen Corry, Direttore di Survival International. “Sono stati trattati come cittadini di seconda categoria per anni. Perché il governo dovrebbe dare il diritto di voto ai Boscimani quando non permette loro nemmeno di procurarsi l’acqua?”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La lunga campagna di Survival per i Boscimani continua.&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/SurvivalItaliano/~4/61sZJQIYDN8" height="1" width="1"/&gt;</description>
      <pubDate>Wed, 17 Feb 2010 10:07:07 +0000</pubDate>
      <link>http://feeds.survivalinternational.org/~r/SurvivalItaliano/~3/61sZJQIYDN8/5560</link>
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